Studiare inglese, ma non solo…
Scritto da Tripluca il 28/02/2007
Se vorrete intraprendere l’entusiasmante carriera di viaggiatori, non potrete fare a meno di studiare (o perfezionare) l’inglese, lingua con la quale é possibile comunicare quasi ad ogni latitudine.
Dopo aver studiato almeno le basi, o a scuola o con uno dei tanti corsi che si tengono ormai in ogni città , il metodo migliore per acquisire in tempi brevi una buona padronanza del linguaggio é uno solo: andare in un paese anglofono. Malta, Gran Bretagna o Irlanda in Europa, oppure oltre oceano. Io anni fa scelsi l’Inghilterra e più precisamente Cambridge, cittadina ad un centinaio di Km da Londra, sede, fra l’altro, della più prestigiosa Università del mondo. E proprio la presenza di oltre 30 facoltà in una cittadina di 120.000 abitanti rende l’atmosfera molto giovanile e vivace, con il centro cittadino e i parchi “invasi” da tantissimi ragazzi, oltre i tanti pub e discoteche.
Importantissimo un consiglio: non andarci mai in luglio e agosto. Mai! In questo periodo infatti la percentuale di italiani presenti sale eccessivamente, e quindi si corre il rischio di parlare troppo spesso la lingua di Dante una volta che la lezione é finita. E anche quando capita di conoscere qualche connazionale, bisogna cercare di starci insieme il meno possibile. Evitarli come la peste, é la regola fondamentale! Se così farete, infatti, vi accorgerete che l’inglese imparato la mattina a scuola costituirà non più del 50% del totale che acquisirete. L’altro 50% sarà imparato parlando con i compagni stranieri, andando a far la spesa, al bar, al cinema, in discoteca, etc. Per lo stesso motivo é preferibile andare da soli a studiare all’estero, senza portarsi dietro amici, parenti o fidanzati/e.
Alla fine vi stupirete di quanto, anche in sole 2 settimane (meglio almeno 4) avrete imparato.
Tutto qui? No, c’é molto altro in una vacanza-studio del genere.
C’é il fatto che in Inghilterra vanno a studiare l’inglese persone da tutto il mondo, con le quali scoprirete la magia del poter comunicare grazie ad una lingua comune.
Io dormivo presso una famiglia inglese con un ragazzo turco in camera, nella stanza a fianco dormivano una ragazza colombiana e una polacca, nell’altra ancora una brasiliana e una russa, in classe c’erano ragazzi messicani, sud-coreani, portoghesi, svedesi, giapponesi, africani, arabi, etc. Veramente ogni parte del mondo (esclusi Usa, Australia e tutti i paesi di lingua inglese). Ci si conosceva prima in classe, poi nella pausa caffé e pranzo, il pomeriggio in giro in bici e la notte nei locali.
E un po’ mi stupivo quando sentivo Queca del Cile che mi parlava del suo ufficio dove lavorava, e poco dopo Mubarak del Sudan che mi descriveva i suoi progetti di lavoro futuri, poi Carin che mi parlava del suo lavoro di infermiera in Svezia e Khaled del Kuwait che rimaneva estasiato nel vedere ragazze vestite in t-shirt e pantaloncini, Edith di Hong Kong che si era lasciata da poco con il suo ragazzo e l’indonesiano Adhitya che cantava a memoria una canzone Pop britannica. Grazie all’inglese ora era possibile comunicare con tutti, prima era impossibile.
E ciò di più bello che ho portato a casa dalla mia vacanza-studio é stato proprio questo: lo scoprire che dietro alle differenze di aspetto, comportamento, lingua, colore di pelle, tradizioni, religione, etc., tutti i giovani del mondo avevano gli stessi problemi e gli stessi sogni, gli stessi piaceri e gli stessi fastidi.
Dopo quel viaggio-studio é seguita una fitta corrispondenza con una trentina di amici di ogni parte del mondo, che poi negli anni si é via via sfoltita ma che é stata anche coronata da 3 incontri reali in un successivo viaggio. E a fine di quest’anno, cioé ben 10 anni dopo “Cambridge 96″, ci sarà un altro incontro, in Brasile.
Grazie all’inglese!
Pietro Messa
Continua a leggereSlang Sudamericano
Scritto da Tripluca il 6/05/2006
La rubrica di consigli sullo slang sudamericano non andrà in stampa su questo numero a causa dell’estrema vastità del soggetto in questione (da Maracaibo a Ushuaia passiamo più di 10 paesi, signori! E quanti slang sono? E se me ne dimentico uno? Non le sentite mica voi sulla pelle le trip-frustate del trip-diretur!), delle troppe lingue parlate in sud America e di dubbi improvvisi del trip-redattore (ma in Suriname si parla l’olandese?
E in Guyana il francese? Ma soprattutto, perchè nessuno si caga mai questi 2 paesi?!?), a causa dell’estrema cattiveria dei trip-redattori miei colleghi IN LOCO che non mi han dato nemmeno un suggerimento (ahia! Las bolas en la cara no”¦ que dolor de puta pena!) e dei miei appelli andati a vuoto sul forum (il mio post-richiesta di estremo aiuto langue ancora senza alcuna risposta, malditos!!). Quindi vi parlerò di come si cucina il pollo in fricassea sul lago Titicaca, visto che los suramericanos se cagan del fatto che i nostri amici gallinacei abbiano il raffreddore!
BROMA!! Però que sì, me voy a escribir ““ trato! – de como se habla en este continente!!
Empezamos? VAMOS!
Comincerò da una figura barbina che mi feci con un paio di colombiani: dovevamo prendere un pullman e allora io, sicuro (??) del mio spagnolo studiato e sputato, dissi “Cogemos ese autobus?” E loro giù a ridere”¦
Sì, perchè grammaticalmente parlando sarebbe giusto così (COGER el bus, TOMAR la manzana) ma si sa, questi sudamericani sempre dietro a fare rivoluzioni”¦ linguistiche usano tomar (= prendere) per qualsiasi cosa, dalla mela al pullman!
Mentre coger (=sempre prendere)… diciamo che non mi ci vedevano a far evoluzioni erotico/sessuali con un mezzo di più di 3 tonnellate! E senza neppure sapere di che sesso era. Perchè, cari miei chicos y chicas, se usate il termine coger in qualsiasi parte del sud America, questo significherà più o meno il nostro “invitare la signorina a casa dopo aver spes centinaia di pesos in cene fiori e cioccolatini sperando che poi succeda qualcosa da raccontare al pueblo, en la posada, davanti a diverse cervezitas” (le chicas adattino il tutto al femminile, sono le 23:30 e entro domani devo consegnare questo articolo al trip-diretur in pectore se no mi merito la punizione che ho scritto poche righe sopra!).
Ah, e il simpatico autobus ve lo chiameranno in maniere differenti: in colombia si chiamerà “colectivo” mentre in Argentina “omnibus” (tratto dai fumetti di Mafalda in lingua, grossa miniera di suggerimenti!).
Dalle altre parti non so, verificatelo e scrivetemelo poi all’indirizzo comesichiamaunpullmaninsudamerica@tripluca.com
Altra incomprensione provata sulla mia pelle? Chiuso”¦ (diciamo) un accordo con un’uruguayana, lei mi disse “Barbaro”! Ora, darmi del barbaro senza aver provato l’effetto del verbo di cui sopra mi sembrava prematuro! E poi se non era per il nostro
Garibaldi, col cavolo che voi uruguayani vi sareste conquistati l’indipendenza! Quindi al massimo dammi del liberatore, non del barbaro!
L’incomprensione mi causò un po’ di facce strane lì per lì, ma quando scoprii che usano il suddetto termine per dirti “ok, va bene” allora mi rilassai e tornai a sperimentare la valenza del mio slang sudamericano sempre grazie al verbo di cui sopra! Occhio infine ad argentini ed uruguayani – che é una parola difficilissima quindi d’ora in poi non la scriverò più se no mi si annodano le dita sulla tastiera – dicevo, occhio
che QUEI 2 POPOLI quando incontrano una parola che contiene una doppia LL (che so, llegar), non la dicono alla spagnola (=gl, come aglio) ma alla moda loro (zg, come”¦ azgio, appunto!). Ed infine, mica vi daranno del tu, o almeno non diranno mai TU (pronome
personale, TU vas) bensì VOS che significa tu ma ti dà un’aria più rispettosa (quindi VOS vas”¦ ma non potevo usare un altro verbo??). E il brasiliano? E l’olandese parlato in Suriname?! E il creolo?! E la ricetta del pollo in fricassea peruviano? Ok, mi merito
una trip-frustata”¦ ma voi non perdetevi d’animo e scrivete le vostre esperienze di slang sudamericano sul forum, così anche il qui presente ne saprà un poquito de mas! Sin mas por el momento, les envio mis mas cordiales saludos”¦ no, ese lo escribo al trabajo, m§£#$a!! Eso es, tios y tias, hasta luego y suerte (= mucha mierda) a todos para vuestro viaje en sur america! Ciao”¦ ma non era la rubrica di slang sudamericano questa? Ho capito, ma “ciao” lo usano anche lì!! Aloha!
Di Oztupac
Continua a leggereSawadee
Scritto da Tripluca il 20/12/2005
Il corso base di thai comincia con il classico saluto che vi faranno appena scesi nella terra del sorriso, un sorriso thai sincero, e non un sorriso di plastica come si vedono ormai in troppe parti del mondo. Va bene che l’inglese ormai lo capiscono tutti ed é come il latino ai tempi dei romani, ma può sempre capitarvi un tassista un po’ avanti con gli anni che deve portarvi alla stazione dei treni.
Allora, sawadee é un po’ come il nostro ciao, e quindi può essere usato anche come un arrivederci. Se vogliamo fare un po’ più i formali, allora accompagniamo ogni cosa a queste 2 paroline, che dovranno essere messe sempre in fondo alla frase:
- KHA (femminile)
- KHRAB (maschile)
E quindi se parla é una femminuccia, diremo
SAWADEE KHA
Se siete invece un maschietto direte
SAWADEE KHRAB
E’ un segno di educazione, é un po’ come dar del Lei in italiano a chi non si conosce, e visto che noi trippers siamo sempre rispettosi, usiamoli!!
E così anche per ringraziare! Grazie si dice KHOB KUN, a cui si aggiungerà kha o khrab a seconda di chi avremo davanti! Per il “prego” ve la caverete con un bel MAI BEN RAI kaa/krab. Questa mitica frasetta potrà essere da voi utilizzata anche quando qualcuno vi si avvicinerà e tenterà di darvi qualcosa ma voi non la volete: funziona un po’ come “it’s ok” inglese più come il nostro prego.
Invece, il nostro “scusa” si tradurrà con KHOR THOT.

E infine, il classico “come stai?” SABAI DEE MAI? Se state bene, si risponderà SABAI DEE krab/kaa, se non state bene (e speriamo di no) direte CHUN ROU SUEK MAI DEE.
Altri saluti saranno LA-GON (addio), LAO JER GAN (un po’ come il nostro “ci vediamo”, il see you inglese)
Il classico “non capisco” si dirà MAI KHAO JAI.
In thailandia non ci sarà mai qualcuno che vi romperà l’anima particolarmente o che tenterà di vendervi qualcosa o di portarvi assolutamente sul loro tuk tuk, ma mai ci fosse qualcuno e voi volete star tranquilli e andar x la vostra strada, di sicuro con queste 2 frasette lo/li/la stupirete!!
MAI OW KHRAB (non voglio niente, grazie”¦)
MAI MEE DTUNG (non ho soldi!)
E se qualche tuk tuk driver vi urla per la strada BAI NAI (che significa “dove vai?” ma é come una forma di saluto, molte volte non gli frega niente dove vai veramente!) voi gli risponderete: BAI TEE O (in giro!).
E se per caso il fantomatico tuk tukkaro vi porterà CASUALMENTE in un negozietto dei suoi xché a suo dire il templio era chiuso o cose così, qua ci sono un po’ di frasi x fargli capire di che pasta sono fatti i trippers!
MAI CHUE (non ti credo!)
MAI JING (non é vero!)
JA BAI DO ENG (me ne andrò in giro a cavoli miei!)
MAI YAK BAI (non ci voglio andare!)
Viste le formule di cortesia, di saluto e di ringraziamento passerei infine a quakche parola singola che più vi potranno servire lungo il vostro thai-trip: magari non vi serviranno mai, magari saranno la vostra ancora di salvezza! Pronti?
Albergo = Ròng-rem
Amico = Puan-pu-chai
Amica = Phuan-pu-ying
Aria condizionata = Air (come in inglese!)
Banca = Tà -na-karn
Bagno = Hong-naam (Hong = stanza ; Naam = acqua)
Bibita = Nam-ad-lom
Birra = Beer (come in inglese)
Barca = Rua
Bagagli = Krapà ò-den-tang (Krapà ò = borsa)
Bus = Rot-may
Camera = Hong-non
Dormire = Noon
Effetti personali = Kong-chai-suoan-tua
Febbre = Ben Khai
Fumare = Sub-bu-rii (Bu-rii = sigaretta)
Forchetta = Som
Giorno = Wan
Gente = Kon
Impossibile = Mai dai (questa mi piaceva particolarmente..!)
Treno = Rot-fai
Ape piaggio che funge da taxi locale con troppi posti su un cassone = Tuk Tuk
Se volete più informazioni:
“¢ www.sawadee.it (in italiano, forum e tantissime informazioni e links)
“¢ www.learningthai.com (in inglese, dizionario completissimo con le figure, frasi idiomatiche e tante tante tante info sulla thailandia!)
A questo punto non mi resta che lasciarvi con questo augurio”¦
CHOK-DEE!!!! Che significa buona fortuna”¦
La gon!
Oztupac
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Thai-ing di Tripluca)
Ok, dato che robabilmente in Thailandia parlerete in inglese, vi consiglio di imparare anche un pà³ i Thai-ing.
Vale solo in fase di ascolto, non parlatelo cosà anche voi se volete che vi capiscano:
Very nice = veli naiiii
How are you?: auaiuu?
Italy: iour countly
Gianni: youl fliend
Francesca: youl ilfliend
Do you want coffee?: u iu ua kofiii?
Are you hungry?: iu ngli?
See you later: si iu eitaa
Yes: m
No: m-m
(che non imparerete ai a distinguere e che sarebbero ka e mai chai, ma il Thailandese
tende a risparmiare iato quando possibile)
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Continua a leggereCorso in Mp3 di Italiano-Thailandese a 3,5 Euro.
Selezione delle 100 parole e frasi più importanti per chi viaggia in Thailandia
