Magari la prossima volta
Scritto da Tripluca il 5/05/2008
La diarrea al tempo del Songkran
Un racconto che sta per rivelarvi una scovolgente verità . Ora. O…
5. Magari la prossima volta
Dopo alcuni minuti ad andamento lento per riprendere confidenza dallo shock dell’incidente, sono di nuovo schiena dritta e testa in avanti, teso verso quel cartello Border che più si avvicina e più diventa irraggiungibile come un’oasi nel deserto. A meno di venti chilometri dall’arrivo do’ un’occhiata al tachimetro e mi accorgo che l’indicatore del livello della benzina non potrebbe essere più spostato a sinistra. Rallento e percorro i successivi tre, quattro chilometri a passo d’uomo e sull’orlo di una crisi di nervi, fino a quando non incontro un salvifico benzinaio.
Finalmente mi presento alla dogana alle cinque meno un quarto. Il poliziotto guarda dubbioso l’orologio prima di darmi il permesso di attraversarla, non senza avermi propinato i cinquecento baht di multa per essere rimasto un giorno in più dei trenta indicati sul visto.
Il poliziotto di guardia all’ingresso di Myanmar mi chiede se voglio solo stampare il passaporto o anche vedere e magari passare la notte nel paese di Tachilek, l’unico posto che sono autorizzato a vedere, entrando via terra, da questa giunta di bastardi militari che tiene prigionieri da decenni i vari popoli dell’ex Birmania. Avrei voluto farmi un giretto a Tachilek, ma non c’é più tempo, per cui mi faccio stampare il passaporto per altri cinquecento baht e cinque minuti dopo averla lasciata, sono di nuovo in Thailandia, con permesso regolare per altri trenta giorni. Per vedere la Birmania, magari la prossima volta. Magari senza più giunta militare che ti spia ad in ogni passo.
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La diarrea al tempo del Songkran
Scritto da Tripluca il 1/05/2008
Un racconto di viaggio a puntate
Un racconto di viaggio che come inizio, lo ammetto, fa’ un po’ cagare.
2. Notte di scariche e compresse
Un racconto che corre e scorre. E scorre.
Un racconto per il quale non si riesce a trovare un metro di valutazione
Un racconto che sta per rivelarvi una sconvolgente verità . Ora. O..
Un racconto che finalmente vi introduce nei misteri del Songkran
Un racconto che a questo punto deve fare un necessario passo indietro
7. Previously is lost
Un racconto che é arrivato alle radici della diarrea
8. Le tre leggi dell’alimentazione da viaggio
Un racconto che vira verso l’amore
9. Faiza, o se preferisci Shirley
Un racconto che sembra aver perso l’ispirazione
Un racconto che vede nemici ovunque
Un racconto che si fa sempre più intimo e piccante
Un racconto che si avventura dove nessuna storia aveva avuto il coraggio di andare a parare
13. Tra la rain forest e Ranau
Un racconto che all’improvviso sboccia impetuoso
Un racconto a cui non rimane che evocare la Tigre di Mompracem
Un racconto che é arrivato all’epilogo. Because it’s a..
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Per un metro
Scritto da Tripluca il 1/05/2008
La diarrea al tempo del Songkran.
Un racconto per il quale non si riesce a trovare un metro di valutazione
4. Per un metro
Ripartiamo verso le tre del pomeriggio e decido di affrontare i 90km che mi separano alla frontiera con il Myanmar e all’agognato timbro sul passaporto in scioltezza, cercando di tenere la stessa andatura di Francesco. Un po’ perchè c’é tutto il tempo, un po’ perchè sono appesantito dall’ottima e abbondante mangiata, e soprattutto, adesso che il traguardo é vicino e posso rilassarmi un po’, perchè avverto i sintomi del crollo di adrenalina incipiente. Il mio fisico mi sta presentando il conto dei due giorni in cui ho cagato tutto quello che avevo in corpo e ai quali ho fatto seguire anzichè un sano riposo totale, uno sforzo massacrante.
Continua a leggereRun, Visa Run
Scritto da Tripluca il 28/04/2008
La diarrea al tempo del Songkran.
Un racconto che corre e scorre. E scorre.
2. Notte di scariche e compresse
3. Run, Visa Run
Tra una cosa e l’altra quando lasciamo Pai sono le due del pomeriggio. Mi bastano pochi minuti per rendermi conto che Francesco in moto é lento. Ma lento. Ma lento, che al confronto andava più veloce Tripluca con Lek e uno zainone più grande di lei alle spalle.
Ci mettiamo tre ore per arrivare al bivio di Ban Mae Malai, sulla strada che porta da Chiang Mai a Chiang Rai: avevo fatto lo stesso tragitto solo due settimane prima mettendoci non più di due ore. Al bivio per giunta sbaglio strada e mi inerpico su una stradina sterrata e piena di buche per quasi 10 km, prima di rendermi conto dell’errore e fermarmi per aspettare Francesco che arriva diversi minuti dopo.
Notte di scariche e compresse
Scritto da Tripluca il 23/04/2008
La diarrea al tempo del Songkran
Un racconto di viaggio che come inizio, lo ammetto, fa’ un po’ cagare
2.Notte di scariche e compresse
Non so se dare la colpa alle difese azzerate per via del cortisone preso per curare un’infiammazione all’orecchio, souvenir delle partite a Pitch and Putt con mio cugino nel vento gelido di Bath a febbraio, o a quel Pad Thai che mi aveva fatto stare male solo qualche giorno prima in quel nuovo ristorante a Santitham. Oppure a quella salsa di arachidi condimento forse inutile di quella mega insalata divorata in quel ristorante-guesthouse sempre pieno di gente in fronte alla Muslim Bakery di Pai o chissà quel bicchiere d’acqua proveniente da chissadove che ci hanno servito dopo il gelato nel bar accanto a Apple-Pai quel maledetto giovedì.
Fatto sta che poco dopo, verso le quattro del pomeriggio, ho cominciato ad avvertire fitte allo stomaco che avevano un’intensità speciale. Sono tornato al bungalow, sono rimasto attaccato a internet in veranda fino verso le sei e poi sono crollato di schianto con la prima scarica di diarrea che mi ha precipitato sul cesso e poi sul letto.
Quell’angolo di Pairadiso
Scritto da Tripluca il 21/04/2008
1. Quell’angolo di Pairadiso
Checchè ne dicano certi travellers di lungo corso, puristi e un po’ snob, pronti a rinnegare qualsiasi posto da loro scoperto appena entra nel radar del backpacker medio, quello ancora dipendente dalla Lonely Planet, anche oggi Pai rimane un luogo incantato. Cresce forse troppo rapidamente, ma é ancora ben lontano dal turismo di massa, e al momento sembra la sintesi quasi perfetta tra la bellezza naturale del luogo e la ricca offerta di servizi e ammenicoli che rendono agiata la vita al farang.
Chi sostiene che Pai ha perso la sua autenticità perchè ormai invasa dagli stranieri non ha tutti i torti, ma forse non si accorge dei vari gruppi etnici che ogni giorno continuano a venire giù dalle montagne circostanti per scambiarsi i prodotti o dei tanti business che sono gestiti da Thai provenienti da ogni angolo del paese arrivati a prendersi il loro angolo di Pairadaiso.
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