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Sondaggio: la tua città australiana preferita

Scritto da Tripluca il 26/09/2007

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Il filo tagliato

Scritto da Leonardo il 11/09/2007

Sono le tre del mattino e non riesco ancora a prendere sonno. Rigirandomi tra le lenzuola mi scorrono davanti agli occhi centinaia di immagini che generano in me sensazioni contrastanti: paura, felicita`, stupore, tristezza, delusione, entusiasmo, meraviglia… Tutte queste emozioni mi tengono sveglio rincorrendosi nella mente. Il filo conduttore di questo arruffato gomitolo emotivo e` unico: il viaggio! Non tanto questo ma il viaggio. Mi trovo nel letto di un`ostello australiano, di cui la terra dei canguri e` stracolma, ma potrei benissimo essere sdraiato su un giacilio di una posada patagonica o sul materassino di una tenda nel west americano. Non e` tanto il quando ed il dove, infatti, ad incidere sulla scelta di partire, quanto la pura e semplice necessita` di farlo. Partire significa tagliare quel filo invisibile e sottile che spesso ci tiene legati tanto saldamente alla nostra terra ed agli affetti a noi piu` cari. Significa lasciare certezze per andare incontro ad incognite, abbandonare la stabilita` della terraferma per salire su una barca in balia dell`oceano….

Spesso succede che il viaggio sia poco confortevole, addirittura scomodo. A volte capitano contrattempi e gli eventi non si svolgono come avremmo voluto: inizialmente si cerca di combattere queste situazioni, le si respinge e ci si ingegna per evitarle ma lentamente si capisce che esse sono ineluttabili, insite nell`azione stessa del viaggiare. E` allora che ci si lascia condurre senza cercare di confinare le situazioni dentro schemi precompilati ed e` allora che il viaggio assume il suo significato piu` profondo, facendo perdere importanza alla propria meta, trasformandola da fine a mezzo con il quale giustificare il proprio nomadismo.

Avevo gia` effettuato lunghi viaggi intercontinentali, ma non avevo mai lasciato casa per piu` di un mese: avevo gia` viaggiato da solo, ma non per piu` di una settimana: un bel salto nel buio partire senza alcun programma preciso con la sola idea di restare “Down Under” nove o piu` mesi. Certo non si e` trattato di scalare l`Everest senza ossigeno o scendere il Rio delle Amazzoni a nuoto, ma un po` di coraggio mi ci e` voluto. La decisione non e` stata facile. Si trattava di scegliere tra il lavoro, la famiglia, gli amici ed una routine tutto sommato consolidata da una parte, ed un biglietto aereo per una citta` a 25.000 km di distanza dall`altra. Alla fine ha prevalso la volonta` di spostarsi, di scoprire e di conoscere. Spesso per paura o per pigrizia rinunciamo a fare cio` che realmente vorremo, nascondendoci dietro giustificazioni di comodo, mantenendoci sulla strada in pianura pur sapendo che la salita porta verso paessaggi e panorami splendidi. Dopo anni di indecisione sono finalmente riuscito a levare l`ancora ed iniziare la navigazione ed ora che ho scoperto quant`e` emozionante veleggiare in questo immenso oceano costituito dal pianeta Terra, non vorrei piu` rientrare in porto, anche se a volte e` necesssario farlo, almeno per riposare, riprendere fiato e fare provviste.

Sono trascorsi ormai sette mesi da quando sono giunto in Australia carico di timori e paure ma anche di speranze e promesse. Le prime si sono dissolte nel giro di qualche giorno, le seconde si stanno realizzando con il trascorrere del tempo. Ora che i due terzi di ques`avventura sono alle spalle, il timore e` soltanto quello che il tempo rimasto trascorra troppo velocemente. Le diapositive che mi scorrono davanti agli occhi in questa notte primaverile australiana sono quelle di Sydney, della Great Ocean road, della Great Barrier reef, di Uluru e della West coast, ma si confondono quasi immediatamente con le pianure patagoniche, il Perito Moreno ed il Cerro Torre, le cascate di Iguacu ed il Pantanal brasiliano, le immense pareti rocciose del Grand Canyon e la rossa terra della Monument Valley, le Calanches corse, i templi di Segesta e Selinunte in Sicilia, le dolci colline toscane e le decine di edifici storici delle citta` europee, dal Colosseo di Roma alla Moschea Blu di Istanbul: ed infine mi riportano a casa, a camminare tra le splendide vette dolomitiche del mio trentino. Ogni luogo che prima era una promessa, ora e` divenuto memoria, emozione. Indelebili nella mia mente queste immagini si uniscono a costruire la forbice con cui ho tagliato quel filo, tuffandomi in questo oceano per l`ennesima avventura perche`, come disse Leopardi… il naufragar m`e` dolce in questo mare!

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Nambung National Park

Scritto da Tripluca il 6/07/2007

A bounch of stones5/06/2007

Questo weekend nuovamente premiato, cielo sereno e temperature miti, e così, come da programma, la mattina di ieri Foundation Day 2007 mi son tuffato su verso nord lungo la Brand Highway, per raggiungere quella che era una meta designata da un paio d’anni ormai: i Pinnacles. Finalmente i nodi giungono al pettine: non appena varcate le soglie del parco nazionale, mi é risultato chiarissimo il motivo per cui la mia Camry é nata gialla. L’ingresso é 10$ e c’é spazio a sufficienza per perdersi e ritrovarsi una decina di volte, e dato che qui ora é inverno, neppure troppi turisti a rovinare l’atmosfera di alienazione sensoriale.

Deep white seeTra tutti i punti d’interesse turistico che mi son visto in giro per l’Australia, ed in questi due anni posso dire di averne visti parecchi, il Nambung National Park é subito salito in cima alla mia lista personale. Forse nulla di spettacolare, come Wave Rock del resto, ma sti posti desolati e parecchio lontani dagli insediamenti umani mi conquistano sempre. Beati quei farabutti dei primi colonizzatori che si trovavano sotto gli occhi un vero e proprio nuovo mondo, e nel caso del Numbung, avvistato dalla nave, scambiarono i pinnacles per le rovine di una antica città . Errore perdonabile (lo sterminio del popolo aborigeno un po’ meno).

Hangover bayI 300km che separano Cervantes da Perth li ho fatti sulla route 60, tanto per vedere una strada diversa, e se non fosse che era già  il tramonto, mi sarei fatto volentieri un giro nello Yanchep National Park… tanto é solo a 50km da Perth, me lo farò prossimamente senza fretta. Ok, basta così che al lavoro ho perso un collega (James, che ha trovato lavoro più vicino a casa) e così mi ritrovo ad essere l’unico a fare helpdesk in ufficio, ed ad avere poco tempo da dedicare al blog… see you soon amici

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FAQ Australia

Scritto da Tripluca il 5/07/2007

E’ un po’ che leggo il forum. In tutta sincerita’ l’ho fatto sempre per curiosita’ perche’ tante volte sono riportate storie di vita reale perche’ le informazioni utili… veramente… molto poche. Se si conosce l’inglese le notizie si trovano gia’ tutte sui siti istituzionali, se non si e’ nemmeno in grado di leggere un sito in lingua e’ meglio farsi prima un corsetto. Ad ogni modo vorrei esprimere la mia su alcune cose, e forse questo sara’ il primo e ultimo messaggio che scrivo. Leggendo il forum ho notato alcune domande ricorrenti a cui cerchero’ di dare risposta secondo la mia esperienza, non poca credetemi. Quindi qui sotto riporto una serie di domande con risposta:

Q) “Mi hanno detto che Perth e’ il posto ideale per investire. E’ vero?”
R) Certamente Perth come tutto il WA e’ stato interessato da una grossa crescita in questo periodo legata soprat. al mercato delle materie prime. Tenete presente pero’ che ormai i tempi delle vacche grasse sono finiti, cioe’ chi ha comprato casa nel WA due anni addietro si e’ visto il capitale investito raddoppiato o triplicato nel giro di un paio di anni perche’ chi ha comprato in quel periodo ha pagato poco immobili che poi si sono rivalutati. Oggi una casa a Perth costa, l’entry level si e’ alzato e richiede un maggior capitale di ingresso. Pochissimi anni fa la citta’ finiva dietro il campo da cricket che si vede da Hay St, li’ un tempo era tutta sabbia. Adesso ci sono case a perdita d’occhio per chilometri.
Quanto detto sopra vale per il mercato immobiliare. Se poi volete aprire una vostra attivita’ la risposta semplicemente non esiste… fate una analisi di mercato Australiano tramite le Pagine Gialle Australiane e traetene le vostre conseguenze. Se non lo sapete voi non ve lo puo’ dire nessuno. Dovete fare una stima delle vostre capacita’ in relazione al mercato.

Q) “Posso trovare un lavoro in Australia se parlo male Inglese?”
R) Forse… sicuramente NON un lavoro d’uffico pero’. Guardate che paesi che producono tecnici con i controcoglioni come il Giappone sono a due passi. Nessuno e’ in attesa del vostro arrivo. Inoltre… ma ci avete pensato che se avete bisogno di andare da un medico non sarete nemmeno in grado di spiegargli cosa avete?

Q) “Come faccio ad ottenere il visto per …”
R) Ragazzi davvero… le informazioni sono tutte sui siti istituzionali Australiani. Se non siete nemmeno in grado di leggere quelli io prima di partire mi farei un bel corso.

Q) “Sono stufo delle ragazze Italiane. Come sono le Australiane?”
R) Qui alla base credo ci sia un vostro problema e non un problema delle ragazze. Personalmente ho una ottima opinione delle Italiane che spesso sono fin troppo generose nei rapporti di coppia. Ovviamente non e’ sempre cosi’ ma saper scegliere e’ sempre una buona cosa. Quello che vi posso dire e’ che le Australiane fisicamente sono nella media messe abbastanza bene. In ogni caso se cercate una storia seria e non ci siete riusciti con una vostra connazionale dubito che ci riusciate con una straniera, visto che in genere gli Italiani l’Inglese lo balbettano. In linea di massima mi sembra di poter dire che le straniere sono molto piu’ esigenti delle Italiane in relazione all’aspetto fisico dei loro compagni

Q) “Sono stufo di dovermi mettere sempre la giacca e la cravatta a lavoro. Come ci si veste a lavoro in Australia?”
R) Dipende da cosa fate. Se il vostro obiettivo e’ lavorare in un ufficio non crediate che in Australia si possa andare a lavoro con l’infradito e la maglietta coi mostri. Molte banche Australiane o aziende IT sono a capitale di maggioranza Inglese quindi l’ambiente e’ quello. Controllate se non ci credete. Chi afferma il contrario semplicemente spara balle.

Q) “Gli Australiani si innervosiscono se non capisco/non parlo bene l’Inglese?”
R) Normalmente a Sydney e Melbourne sono fin troppo tolleranti con gli Italiani. In altri posti le cose potrebbero andare diveramente perche’ sono posti in cui sono ancora poco abituati al turismo di massa. In ogni caso mettetevi nei panni di un commesso di un negozio, se deve ripetere le cose mille volte perche’ non capite lui guadagnera’ lo stesso stipendio ma sgobbera’ il doppio. Rendetevi conto che fate girare le balle.

Q) “In Italia e’ impossibile ottenere un mutuo/prestito. Come funziona in Australia?”
R) Funziona bene… nel senso che in genere e’ facile ottenere un prestito da una banca Australiana che in genere vi prestera’ una somma pari al vostro lordo annuo moltiplicato per cinque. Raramente si ottiene di piu’… so quello che dico. Tenete presente pero’ una cosa: i soldi DOVRETE restituirli, qui infatti c’e’ il carcere per debiti. Non vi sognate nemmeno lontanamente di fare i paraculi.

Q) “Come e’ la situazione dell’ordine pubblico in Australia?”
R) In linea di massima molto buona. In ogni caso ci sono delle differenze tra stato e stato. Nel WA non succede quasi mai nulla e i telegiornali parlano per anni dello stesso omicidio perche’ non succede altro di cui parlare. Altri stati sono piu’ “movimentati”, ma non sono certamente paragonabili a situazioni tipo Flint, Detroit o le periferie degradate di alcune citta’ italiane.

Q) “Il sistema Australiano e’ meritocratico?”
R) Certamente piu’ del sistema Italiano. L’Australia non e’ un paese dove un controllore di volo puo’ permettersi di bloccare il traffico aereo per giornate intere senza pagarne le conseguenze. Pero’ proprio per questo dovete essere sicuri delle vostre capacita’, qui infatti a differenza che in Italia nel periodo di prova ( e non solo ) licenziano, ne conosco che han fatto quella fine.

Questa notizia potrebbe esservi utile in caso pensiate ad un visto con sponsor.

Magari ho dimenticato qualcosa… comunque vabbe’ ho scritto gia’ abbastanza.

Di czerny

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Perth, Busselton, Margaret River, Pemberton, Perth

Scritto da Tripluca il 20/06/2007

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Perth, 22/05/2007

La faccio breve, perché é tempo sprecato il cercar di descrivere le sensazioni e le emozioni e tutto quello che ruota attorno ad ogni viaggio, spero che le foto rendano un minimo l’idea di quello che io e Mauro abbiam visto e vissuto nel sud del Western questo weekend appena trascorso. La cronaca ci vuole pronti e pimpanti (io per nulla, dato che avevo temrminato da poco la fatidica 40esima ora settimanale :D ) alle 5pm di venerdì 18 Maggio, direzione sud, giù per la Kwinana freeway, e poi giù ancora per la South West highway, che ti porta chissà  dove nel bel mezzo del nulla australiano.

Jetty walkNoi per fortuna ci siam fermati a Busselton, dove Raffaele alias Black76 ci accoglieva nella sua tutt’altro che umile dimora. Cena all’italiana e quattro risate in compagnia, e poi si approfittava dell’ineguagliabile ospitalità  italica per farci 2000 passi sul jetty di Busselton (quasi 2000 metri di molo!); ultimo barbecue in compagnia, e poi via di nuovo a vedere cave tempestate di stalattiti e scogliere che neppure un pittore impressionista strafatto di morfina. Grazie ancora Black, a buon rendere ;)

A night in the CamryIl sabato notte lo si passava in quel di Margaret River, a bere birra in auto e filosofeggiare sul più e sul meno e sul come anche le cose più banali acqustano diverso sapore, quando ti capitano a 20.000km da casa in un paese non tuo. Il sonno l’abbiam preso nel retro nella Camry, e la mia bimba gialla si é comportata abbastanza bene: non é di certo stata progettata con un bagagliaio a forma di materasso matrimoniale, ma non é più scomoda di una qualunque tenda piazzata al suolo. Nota per future scampagnate: comprare un materassino gonfiabile, per la bambola si vedrà  poi.

Dirty tracksDomenica totally on the road, tra Margaret River giù per la statale 10, godendoci la guida tra le idilliache campagne del sud, che sembran uscite dritte dritte da un desktop Windows XP, fino ad arrivare a Pemberton, dove abbiam sbrigliato la Camry e ci siam fatti qualche kilometro off road competamente immersi nella foresta. Yep, abbiam rinunciato alle arrampicate sugli alberi bicentenari, l’idea farci 60metri di climbing su alberi male attrezzati e per lo più dopo un pranzo a fish and chips non é riuscita a conquistarci. Avvistamenti degni di nota: branco di canguri in una vinery intenti a mangiare uva, e 3 delfini all’orizzonte mentre si fotografava il tramonto di domenica sera.
Next week, Kulin

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Nuova Zelanda – il paese dalle lunghe e bianche nuvole

Scritto da Tripluca il 16/06/2007

Il mio viaggio in Nuova Zelanda é iniziato quasi per caso..dovevo semplicemente passare da Los Angeles da alcuni amici quando si realizzò la combinazione perfetta per passare 2 settimane in quel magico luogo chiamato Nuova Zelanda. In parte per la grande fama della trilogia Tolkeniana, in parte per la curiosità  di visitare il paese dei Kiwi non volli farmi sfuggire l’occasione di partire.

Il primo impatto é stato con Auckland: una una città  brillante dalle molte sfaccettature: convivono in essa la modernità  di una metropoli e la dimensione di una città  visitabile a piedi. Piena di negozi e supermercati si erge sulle colline che danno sulla baia. Consiglio vivamente di passarci almeno un giorno.

Dopo Auckland presi un aereo diretto a Wellington, la capitale culturale del paese.Arrivai dopo un’ora circa sorvolando la vetta del Monte Ruapehu, il Monte Fato che vedete nel SIgnore degli anelli, un vero spettacolo dalla cima innevata. Con un brivido per il vento atterrai nella città  forse più bella e caratteristica della Nuova Zelanda.

Piccola, sdraiata lungo la costa e visibile quasi interamente dalla collina soprastante, Wellington si presentò subito con raffiche di vento potenti e intense.Una meraviglia verde sul mare. Decisi di passarci 3 giorni di cui uno interamente dedicato al “The Lord of The Rings” tour, per visitare i luoghi del film.

Il secondo giorno visitai il Te-pa-pa meseum, un gradissimo museo che mostra la storia della Nuova Zelanda, la cultura Maori e la nuova dimnsione moderna in cui il paese sta mutando. La sera mangiai in un ristorante malesiano dove il gestore mi raccontò che cos’era la Nuova Zelanda 20 anni fa. A Wellington chiusi la mia visita nell’isola del nord e mi imbarcai per Picton, attracco per la freddissima isola del sud.

A Picton presi il treno giù fino a Christchurch. Lungo il tragitto scenari mozzafiato per 4 ore e mezzo. Dalle colline verdissime alle pianure ricche di vigneti, ai fiumi e al mare. Tutto incredibilmente scenografico. A Christchurch iniziò il viaggio con la Kiwi-Experience, compagnia che organizza Tours per Backpackers in pullman. Semplicemente fantastica.

I drivers sono forze della natura e ti guidano per gli itinerari raccontandoti tutti gli aneddoti dei luoghi.Ti prenotano gli ostelli mentre raggiungi le località  e puoi scegliere giorno per giorno le attività  extra senza nessun obbligo. Basta comunicare loro il desiderio di rimanere un giorno di più o un giorno di meno in qualche località  e loro ripassano a prenderti nella data prescelta. Li consiglio vivamente.

Io presi il tour di 8 giorni che mi riportò a Christchurch visitando tutta la costa occidentale partendo da Westport, passando per il Fox Glacier (ghiacciao ancora in movimento), Lake Mahinapua (splendido lago), Monte Cook (la vetta di Minas Tirith per i Tolkeniani), le famose Punkake rocks, i fiordi di Milford Soun , passando per l’attivissima città  di Queenstown (meta di sports invernali) e concludendo con LakePukake, un lago particolarissimo che essendo ricco di fluoro rispecchia il cielo di un azzurro intensissimo.

Nel mezzo tante piccole chicche che ogni giorno arricchivano il viaggio. Non ci si annoiava veramente mai.

Da Christchurch ripresi un aereo per Auckland dove mi aspettava la coincidenza per Los Angeles. In tutto il viaggio é durato 14 giorni circa. La Nuova Zelanda é un luogo incantevole e incontaminato dove si rimane affascinati dalla natura e anche dall’uomo. Tutti i Kiwi che ho conosciuto (così si fanno chiamare i neozelandesi) sono stati ospitali e genuini.

Durante i viaggio ho fatto più di 500 foto ma tutte le volte che le mostro agli amici non posso non dire che sono solo un assaggio di quello che vi aspetta laggiù. Il cibo é davvero buono e i costi degli ostelli contenuti (non più di 15-20 euro a notte). Le strade sono in buonissimo stato. Attenzione solo alla guida a sinistra.

Le compagnie aeree(Quantas e Air New Zealand) offrono voli low cost davvero vantaggiosi che collegano le maggiori città , utili per saltare da una parte all’altra e vedere il più possibile.

Se potete visitate questo paese, ne vale davvero la pena. I Maori la chiamano “Aotearoa”, il paese dalle lunghe e bianche nuvole. Quando siete li capite davvero cosa intendono.

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