C’è un Macbook nuovo nell’Aria
Scritto da Tripluca il 20/01/2008
Mac, semplicemente Apple. Presentato da qualche giorno soltanto al Macworld da Steve Jobs ecco qualcosa che può fare per voi (ed i vostri viaggi). Macbook Air.
Dopo le infinite voci che si sono rincorse su tutti i blog dei macutenti é arrivata finalmente la conferma direttamente dalle mani del N°1 della Melamorsicata. Il portatile più sottile al mondo.
Umanitario, ancora sangue; perchè?
Scritto da Tripluca il 5/01/2008
La notizia é ormai datata 31 dicembre ma solo oggi, passato il brutto impatto riesco a rifletterci e a realizzare lucidamente.
La sera di lunedì 31 a Ruyigi, all’est del Burundi, una vettura di una ONG francese, Action Contre la Faim, é rimasta vittima di un attacco con armi da fuoco. Nella rapida sparatoria due delle persone a bordo sono rimaste gravemente ferite; una di queste a causa delle ferite gravi é morta dopo due ore.
La notizia ci é arrivata martedì nel tardo pomeriggio, come una terribile sorpresa, lasciandoci increduli e sconcertati. Si trattava di una collega anche se di un’altra ONG ma che apparteneva al mondo umanitario e che ancora apparentemente senza motivo lasciava un magnifico impegno per passare all’altro mondo.
Volontariato internazionale: a chi rivolgersi
Scritto da Tripluca il 25/09/2007
di Lua
Volontariato internazionale: chi può partire, quanto restare..
Quale organizzazione?
Il mondo del volontariato in Italia é molto vasto e variegato. Ci sono tantissime associazioni, ONLUS e ONG che impiegano volontari per progetti di sviluppo all’estero. Ognuna di esse si basa su obiettivi comuni, come la solidarietà , la lotta alla povertà ecc.., ma possono portare avanti attività anche totalmente diverse tra loro, in ambiti particolari e differenti.
Prima di rivolgersi ad un’organizzazione, bisognerebbe sapere come opera, che tipo di progetti fa (sensibilizzazione e attività d’ufficio o progetti pratici; bambini disabili o malati di AIDS; costruire un pozzo o togliere dalla strada i bambini; ecc”¦), se si appoggia al governo locale oppure no, se collabora con le grandi organizzazioni internazionali, come UNDP o UNICEF. Tutto questo serve per vedere se c’é un’affinità di scopi e corrispondenza di aspirazioni. àˆ brutto scoprire sul posto che un’organizzazione non é come pensavamo noi e si occupa di altro!
àˆ anche utile parlare con persone che ci sono state, volontari che ci hanno lavorato, per avere racconti su cui basarsi, vedere come si sono trovate ecc…
Tutte queste informazioni servono anche per evitare di affidarsi alle organizzazioni disoneste. In genere, é difficile parlare con persone che hanno esperienza diretta in queste organizzazioni, perchè queste sono chiuse, poco trasparenti e non gradiscono interferenze dall’esterno. Quindi, a volte, é semplice individuarle. Queste organizzazioni ci sono, é vero, ma non sono mai tante quanto quelle oneste che pagano anche per le altre e devono subire la diffidenza della gente.
A chi rivolgersi?
Se siete pronti a partire o se volete chiarirvi le idee, ecco qualche sito di ONG italiane che fanno cooperazione, alcune di loro formano anche volontari:
http://www.rishilpi.org (la mia organizzazione: per fare volontariato in Bangladesh.)
http://www.apg23.org/cgi-bin/pagina.cgi?id_pagina=missioni
Continua a leggereVolontariato internazionale: come fare?
Scritto da Tripluca il 25/09/2007
di Lua
Ci sono tante persone, soprattutto giovani, che vorrebbero partire come volontari per un paese del sud del mondo ma non sanno a chi rivolgersi e cosa fare. Io faccio cooperazione internazionale da 7 anni e posso dare qualche consiglio agli aspiranti volontari e mettere a disposizione la mia esperienza in questo stimolante ma difficile campo.
Il volontariato é l’espressione massima della solidarietà umana e porta enormi benefici sia al destinatario che al volontario stesso. Fare volontariato all’estero, però, richiede una grossa capacità di adattamento, comprensione delle diversità culturali e conoscenze linguistiche approfondite.
Chi può partire?
In teoria chiunque può farlo, purchè abbia una buona motivazione, spirito di iniziativa, capacità di lavorare in gruppo, adattabilità a vivere e lavorare in ambienti diversi e spesso difficili, interesse culturale ed etico per i problemi sociali e i paesi del sud del mondo. L’esperienza é ben accetta ma non indispensabile. Naturalmente chi ha competenze specifiche (agronomi, chimici, medici, fisioterapisti”¦) é più richiesto, ma anche chi non ne ha di particolari può essere molto utile.
In pratica le cose sono un po’ diverse. L’idea di andare in un paese del sud del mondo a prestare il proprio aiuto é molto bella. Io la considero un’esperienza importante per capire molte cose sulla vita, oltre che per mettere in pratica degli ideali di giustizia e solidarietà . Però sarebbe meglio, soprattutto se ci si ferma per tanto tempo, avere una formazione alle spalle in modo da essere più utili. Molte sono le associazioni e ONG che formano i propri volontari prima di inviarli all’estero. Però non sempre questo accade, quindi sarebbe bene che prima di intraprendere questa “avventura” si riflettesse sul valore di quello che si sta andando a fare, sul paese in cui si opererà , sulla cultura locale, ma anche sul modus operandi dell’associazione con cui si parte.
I volontari “impreparati” causano tanti problemi anche se sono molto motivati. Ad esempio:
- non conoscono la lingue e quindi necessitano il traduttore sempre accanto, che invece potrebbe essere impiegato in altri ambiti. Per fare il turista basta masticare due parole di inglese, per fare cooperazione serve una conoscenza della lingua e della cultura locale approfondita. L’inglese, il francese, il portoghese o lo spagnolo sono le più richieste. Ma spesso non bastano per farsi capire da gente che per lo più é analfabeta e conosce solo la madrelingua o qualche dialetto.
- creano continui problemi all’organizzazione perchè non sono informati sulla cultura locale o, peggio ancora, non ne rispettano le particolarità . Mi é capitato più volte di vedere dei “volontari” che per salutare delle donne in burqa, imbarazzatissime, si prodigavano in baci e abbracci, causando l’ira dei mariti delle stesse; oppure delle “volontarie” che in un paese islamico integralista pretendono di girare per strada in minigonna o pantaloncini corti!!
- non si adattano a situazioni in cui si vive con poco e senza lussi e non capiscono che quello che si ha bisogna condividerlo con tutti e farselo bastare.
- non sanno come si gestisce un progetto di sviluppo o come si lavora in gruppo.
- non sono preparati a vedere tutti i giorni realtà molto dure. La povertà é strettamente collegata con la violenza e il degrado sociale. Anche se non ci si abitua mai a certe situazioni, bisogna comunque partire preparati e avere molto pelo sullo stomaco!
Si potrebbe pensare, quindi, che i volontari debbano essere solo persone molto particolari ed esperte. Non é vero. In realtà basta partire molto preparati, avere un pizzico di umiltà e un po’ di buon senso. Ad esempio:
Problema lingue: non sai l’inglese ma conosci bene il francese? non sperare di imparare una nuova lingua in 15 giorni di volontariato in India, anche se il paese ti affascina tanto. Te la sentiresti di parlare di tubature o costruzioni in una lingua che non conosci? Devi essere un aiuto, non un peso! àˆ più semplice scegliere di andare in Africa dove il francese é molto diffuso e spesso basta per comunicare. E poi, molte volte l’incarico che viene affidato ai volontari si sa prima di partire. Ad esempio, se sei un idraulico molto probabilmente ti occuperai di quell’ambito. Può quindi essere utile ripassarsi i vocaboli di quel preciso campo semantico. Quando poi si é sul posto, bisogna cercare di socializzare con la popolazione, soprattutto coi bambini, e farsi insegnare frasi e parole nella lingua locale. Se si vuole rimanere molto tempo, la lingua locale diventa una necessità e allora si possono prendere delle lezioni, magari da qualche studente, in cambio di lezioni di italiano o di un’altra lingua che si conosce.
Problema culture differenti: In molte culture, in particolare in quelle islamiche, il contatto fisico é considerato offensivo. A meno che tu non ne riceva per primo, evita le effusioni! (A parte coi bambini, naturalmente”¦) Lo stesso vale per altri comportamenti come toccare in testa le persone (offensivo per i buddisti), non togliersi le scarpe prima di entrare in casa o nei luoghi sacri (offensivo in moltissimi paesi). Insomma la regola d’oro é: informarsi bene sulla cultura del paese prima ancora di partire e andare lì con approccio rispettoso e non con il tipico sguardo di sufficienza dell’occidentale civilizzato che si reca tra i primitivi! Poi, quando si é lì, chiedere sempre ai cooperanti e ai volontari le cose particolari da sapere e guardare con attenzione i comportamenti degli altri.
Problema adattamento: Chi parte come volontario non può aspettarsi di mangiare tutti i giorni all’italiana, di avere un bel letto comodo, l’acqua calda tutti i giorni e l’elettricità . Molto spesso tutte queste comodità non si hanno, bisogna dividere con gli altri quello che c’é e dimenticarsi l’egoismo. D’altra parte, sarebbe immorale nei confronti delle persone che si sta aiutando e che non hanno niente pretendere di vivere nel lusso!
La regola base é abbandonare la malsana idea che tutto deve girare intorno al volontario. àˆ proprio il contrario. Si va per aiutare e non per farsi la vacanza, l’esperienza personale o per allontanarsi dai problemi che non si vuole affrontare. Inoltre, bisogna abbandonare l’ottica tipicamente occidentale dell’uomo bianco dispensatore di civiltà , per cui il volontario é sempre una persona utilissima, se non indispensabile. Tenendo conto del fatto che ogni essere umano é unico e quindi capace di trasmettere la sua unicità , bisogna anche avere una certa umiltà , capire i propri limiti e non bisogna pensare che tutto giri intorno a sè.
Quanto tempo conviene fermarsi?
In genere, il periodo di permanenza si concorda con l’associazione e dipende dalle proprie possibilità , dal proprio lavoro, ma anche dal tipo di progetto e dallo statuto dell’organizzazione. Bisogna tenere presente che, spesso, soprattutto le grandi ONG richiedono volontari per periodi non inferiori ai due anni. Se invece, si vuole fare un esperienza più breve si può pensare ai cosiddetti “Campi di lavoro”, che durano poco e in genere si svolgono d’estate.
Se si ha la possibilità di scegliere, il mio consiglio é quello di fermarsi minimo tre mesi, sei mesi o un anno sarebbero l’ideale, per avere più tempo per adattarsi al paese e per rendersi davvero utile. Molto spesso si perde molto tempo a formare i nuovi volontari e appena hanno imparato il lavoro, e magari anche un po’ di lingua locale, questi vanno via e bisogna iniziare da capo a formare un nuovo volontario. In questo modo si sprecano tempo e risorse.
Il volontario viene retribuito?
Il volontariato é sempre gratuito! Per legge il volontario non può e non deve essere retribuito. Inoltre, il volontario molto spesso deve sostenere le spese di viaggio, vitto e alloggio nel paese in cui va a operare. Questo é un aspetto da non sottovalutare.
In particolare con le grandi ONG, si firma un contratto per definire il proprio impegno. Alcune ONG provvedono a dei rimborsi spese per il volontario o a fornire una cifra mensile per il proprio sostentamento, ma non di più. Altre volte le organizzazioni assicurano i propri volontari per infortuni, malattie e responsabilità civile verso terzi. Ma non sempre questo accade. Dipende dallo statuto delle associazioni e anche dalla grandezza di esse. Molto spesso quelle che non assicurano i volontari non vuol dire che sono meno attente ad essi, ma solo che hanno meno mezzi.
Le ONG che collaborano col Ministero degli Affari Esteri garantiscono anche l’aspettativa e la conservazione del posto di lavoro in Italia.
Cosa portare?
Vale il sistema dei backpackers: portare poche cose, a seconda del clima e della cultura locale, niente gioielli o altre cose preziose. La macchina fotografica é d’obbligo: per ricordare i momenti meravigliosi che si vivono! Da valutare, invece, l’ipotesi “portatile”. A meno che non andiate nelle grandi capitali, per la maggior parte dei paesi, soprattutto quelli non turistici, internet e l’ADSL sono dei miraggi! Al massimo andrete nell’internet point della città più vicina!
Però, secondo me, visto anche il fatto che da volontari si dovrebbero avere poche necessità , bisognerebbe tenere un bello spazio nello zaino per portare cose da lasciare all’organizzazione: medicine, vestiti per neonati e bambini, giocattoli, articoli per la scuola ecc”¦ Bisognerebbe mettersi d’accordo con l’associazione scelta per portare cose utili a seconda delle necessità del posto e del tipo di struttura in cui si va. Ad esempio: se si va in un ospedale per adulti é inutile portare giocattoli. Meglio portare medicine e indumenti caldi o coperte.
Io in genere faccio così: ho 20 Kg a disposizione più il bagaglio a mano. Nel bagaglio a mano metto le mie cose personali e mi prendo circa 5 Kg nello zaino per i vestiti. Il resto é dedicato a medicine (antibiotici, specialmente in sospensione orale per bambini, antinfiammatori, cortisone ecc”¦), vestiti per neonati, maglioni di lana e copertine per i bambini disabili, giocattoli e materiale scolastico. Anche in questo caso ne ho viste di tutti i colori! àˆ bene ricordarsi che i paesi del sud del mondo non sono l’immondezzaio dell’occidente! Le cose che si portano debbono essere pulite e dignitose e non con buchi, macchiate o distrutte!!! Per intenderci: per Natale regaleresti ai tuoi figli giocattoli rotti, bambole senza testa o vestiti scoloriti e macchiati? Credo di no”¦ Ecco, nel sud del mondo le persone valgono esattamente quanto noi!
Volontariato internazionale: a chi rivolgersi
Continua a leggereIl V-Day a Bologna
Scritto da Tripluca il 9/09/2007
Ieri giornata a Bologna per il V-Day, detto anche Vaffanculo Day.
Non ho firmato, non ci sono riuscito.
C’era la coda dall’inizio alla fine, mezzanotte.
La piazza era stracolma, Grillo sbraitava e ci si e’ divertiti.
Poi sono arrivate due neozelandesi amiche di Andrea.
Hanno chiesto di che manifestazione si trattasse.
Diego ha detto:
- “It’s the Fuck Off Day. Vaffanculo means Fuck Off.”
Si sono messe a ridere e poi hanno chiesto ancora.
- “Ma a cosa serve?”.
Allora ho spiegato:
- “Il vaffanculo e’ per la classe politica e in particolare i piu’ di 20 condannati in via definitiva che abbiamo in parlamento”.
Ho detto “convicted” che vuole dire “condannati”. Loro credevano stessi usando la parola sbagliata.-
- “Vuoi dire elected (eletti)?”
- “No, no, convicted. Criminals”
Mi hanno guardato convinte che mi stessi sbagliando.
Ho continuato:
- “Si firma per una legge che vieti ai condannati di stare in parlamento.”
Mi hanno guardato di nuovo e stavolta erano sicure che mi stessi sbagliando.
- “In che senso?”
A quel punto ho capito che non avrebbero mai capito senza una spiegazione:
- “Questa e’ l’Italia ok? Un paese in mano ai furbi. Si’, dobbiamo fare una legge apposta per non avere criminali in parlamento”.
Poi ho spiegato della altre due leggi, una per mandare a casa i politici dopo due legislature e una per poter votare la persona e non il partito.
- “Mi ha detto Diego che e’ un comico”
- “Si, e’ un comico”.
- “Ed e’ una cosa seria?”
- “Si, e’ un comico ma e’ una cosa seria”
Mi guardavano con lo sguardo che diceva “ok, mi prendi per il culo ma sei divertente e ti perdono”.
E poi:
- “Ma servira’ questa legge?”
- “Probabilmente no, troveranno un modo per insabbiare l’iter e la legge non si fara’. Ma almeno la gente si muove”.
Le vedevo un po’ incerte.
Intanto c’era un gruppo che suonava, eravamo in Piazza Maggiore, la gente cantava e rideva e beveva. L’Italia in tutta la sua stravolgente bellezza e vitalita’.
Erano affascinate e ridevano contente.
In Nuova Zelanda una scena cosi’ la possono solo riprodurre al computer.
Nel pomeriggio avevo girato Bologna per fare delle foto e mi ero quasi commosso di fronte alla mia Grande Ignoranza delle bellezze italiane.
La settimana scorsa ho “scoperto” Asolo, a 20 km da casa mia.
Non sapevo di avere una bellezza cosi’ sotto casa.
E pensavo, io che vedo ancora l’Italia con occhi da turista, che forse viviamo in un paese troppo bello per essere severi con i nostri politici.
Sara’ questa la vera, profonda, ragione dell’esistenza stessa di Berlusconi?
Di Tripluca
Le foto del V-Day:
http://www.tripfoto.com/v/Trip-Europe/Italy/Emilia+Romagna/Bologna/V-Day/
Il tempo in Thailandia
Scritto da Tripluca il 23/07/2007
Come nasce un articolo in tempo reale.
Sono da stamattina sull’isola di Ko Chang (la seconda più grande della Thailandia dopo Phuket) (attenzione che ci sono due Ko Chang e una Ko Si Chang) (la Ko Chang dove sono adesso é quella vicino alla frontiera della Cambogia ed é la più conosciuta) (l’altra Ko Chang é vicino alla frontiera con Myamanar) (e Ko Si Chang é l’isola più vicino a Bangkok che potete trovare) e finora ho visto solo nuvoloni neri e un acquazzone bello forte cominciato proprio appena dopo sbarcato dal porto, quando la mia valigia, ovviamente senza alcuna protezione, era in cima al Songtaew che fa da taxi per l’isola, pronta a bagnarsi tutta. Ma non di piacere.
Prima di venire qui, un po’ superficialmente ho pensato: Ko Chang é dalla parte est, la stessa di Ko Samui e Ko Phangan, quindi il clima sarà simile, come anche quello di Bangkok, dove il monsone comincia a fare sul serio solo a settembre.
Che ingenuo stupidino!
In effetti l’isola sembra davvero morta e bastava guardare la cartina con più attenzione, o semplicemente avere esperienza di climi subtropicali, per rendersi conto dello sbaglio sesquipedale che ho fatto.
Così mi metto alla ricerca di quei siti delle previsioni del tempo, che quando uno viaggia dovrebbe consultare sempre, perchè se é vero che non ci azzeccano mai al 100%, ormai ti danno quasi sempre una previsione abbastanza accurata di quel che devi aspettarti per la settimana successiva. E quando viaggi ai tropici, puoi sempre aspettarti una settimana di pioggia ininterrotta in qualunque periodo dell’anno.
Comincio così la mia ricerca con Weather Undeground, il mio preferito per completezza di informazioni e precisione, ma stranamente Ko Chang non c’é. E stranamente manca pure il tempo della vicina Pattaya, pur inserita tra le località in lista.
Provo allora con Yahoo, che fornisce un ottimo servizio meteo regionale, ma anche qui nada.
Insisto con google e mi ritrovo su Travelfish, indubbiamente il miglior sito oggi in circolazione quando si tratta di fare ricerche nel sud est asiatico. Travelfish non tradisce: hanno una mappa interattiva, dalla quale vengo a sapere che Trat e Ko Chang ricevono solitamente nel mese di luglio 990mm d’acqua, con la pioggia che scende 26 giorni su 31.
Per fare qualche paragone a Ko Samui la pioggia scende 14 giorni, ma i mm caduti sono 123. Phuket, in pieno monsone, ha 20 giorni di pioggia ma solo 289 mm.
Con la certezza quindi che se dovessi rimanere qui i 10 giorni che mi rimangono prima di dover tornare a Bangkok e preparare ahimé il rientro a casa, mi ributto subito su Travelfish a cercare un altro posto dove aver possibilità di rifarmi un minimo di tintarella, persa completamente dopo due mesi passati tra Cina e Laos.
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