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Trip-guida di Addis Abeba e itinerario nord Etiopia

Scritto da andreailcujo il 16/02/2009

Questa è una guida di base di Addis Abeba, capitale dell’Etiopia.
La guida è pensata come “primo passo” per preparare un viaggio in Etiopia. Troverai anche un itinerario consigliato per visitare il magnifico Nord del paese se hai abbastanza tempo.
Poi potete approfondire o meno, la tripguida dovrebbe comunque bastare.

Arrivare a Addis Abeba
In aereo, l’aeroporto principale é Bole a una decina di km dal centro città  della capitale. Dall’Italia ci sono voli diretti, con Ethiopian Airlines (una delle migliori compagnie aeree africane) con partenze da Roma. Un volo a/r si trova sui 550 Euro in low cost (Turkish Airlines / Egypt Air) altrimenti con meno chanche si arriva sui 900 Euro.
Il visto per un mese costa 17E (oppure 20$), si può fare all’entrata in aeroporto.
Una volta recuperati i bagagli schivate uscite sul parcheggio e troverete 2 tipi di taxi: quelli gialli hanno tariffe fisse e sono esposte, quelli bianchi e blu invece si negoziano. Sapendo che una corsa verso il centro costa sui 20 Birr al massimo negoziate con i secondi.

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Le autostrade d’Europa in rete

Scritto da Tripluca il 26/01/2008

AutostradeDa sempre uno delle prime immagini di trip-libertà  ed indipendenza é la tanto agognata patente di guida alla soglia dei 18 anni. Dal momento in cui si raccimola il tesserino rosa manca solo un mezzo di trasporto e poi si può partire verso le prime esperienze della trip-adolescenza.

Cosi fu per me, mentre mi addentravo nell’Europa unita solo per gli altri praticavo le prime avventure al volante. Ed in ogni decente fase di preparazione di viaggio ci si dibatteva su percorsi-tragitti-itinerari ed inevitabilmente costi e problemi. Tutto senza avere ogni minima sorta di informazione stradale tra le mani se non il bollino per le autostrade svizzere (noi che il navigatore non sappiamo cosa sia e vivevao di carta,penna,righello e goniometro.
Fu così che ci rivolgemmo al web e alle sue infinite risorse ed i risultati furono sorprendenti. Le strade di tutta Europa erano là  ad aspettare solo noi per essere percorse. Di seguito una prima lista di siti da utilizzare per pianificare al meglio il vostro trip al volante su e giù per il vecchio continente.

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Trekking in Nepal

Scritto da Tripluca il 25/01/2008

Ciò che attrae maggiormente i turisti in Nepal é il trekking. Siamo ai piedi dell’Himalaya e i percorsi sono innumerevoli e di ogni livello.
Le opzioni più popolari sono il trekking di Gandruk (4-5 giorni, facile, con altezza massima i 3200 metri di Poon Hill), di Jomsong (7-8 giorni), equello del Langtang. Se volete qualcosa di più impegnativo potete fare il circuito completo dell’Annapurna (14 giorni) o fino al campo base dell’Everest (16 giorni).

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Grand Canyon: quanta fatica arrivare a Cedar Ridge

Scritto da Tripluca il 12/09/2007

di Luca Ticozzi

Una tranquilla giornata nel Grand Canyon

Il Bright Angel Trail 

Il sentiero é ora ricoperto di sottilissima sabbia talmente fine sa sembrare borotalco e così rossa da far impressione. Le ultime centinaia di metri scendono in un sentiero scavato praticamente nella roccia viva ed é proprio il colore di questa che mi regala brividi e stupore, mai visto niente del genere, roccia grigioverde con venature biancastre, sono nel cuore della terra, queste roccie hanno 1,2 miliardi di anni, detto così fa impressione, ma ancora più impressionante é il fatto che io le possa toccare con mano, non esiste una parola per definire l’ emozione che provo in questi momenti.

gk7.jpg Eccomi a campeggio di Bright Angel, vi si accede dopo essere transitati per un ponticello sul Fiume Colorado che, visto da vicino é davvero minaccioso e possente. Sono solo, qui di campeggio c’ é solo il nome, c’ é un qualcosa che assomiglia ad un negozio ma decisamente chiuso, l’ unica cosa utile é una fontanella con acqua potabile, per il resto l’ aria é decisamente pesante, umida, ma é normale, in poco meno di tre ore sono sceso di più di 1400 mt, la vegetazione é rigogliosa e non mancano capre di montagna e caprioli (o animali simili) che hanno sostiuito gli innumerevoli scoiattoli incontrati durante la prima ora di discesa. Il tempo a mia disposizione non é molto, é quasi l’ una ed é lecito calcolare due ore di risalita per ogni ora di discesa, la cosa mi preoccupa non poco anche se l’ emozione di trovarmi in un posto talmente unico é certamente più forte, ne approfitto per un autoscatto che certifichi l’ impresa ma ecco che al momento dello scatto un soffio di vento fa scivolare la macchinetta digitale tra le rapide del fiume.

I 5 minuti seguenti sono costellati d’ imprecazioni assolutamente censurabili. L’ unica nota positiva é che pochi istanti prima della maledetta foto in questione ho sostituito la smart card contenente gli scatti fatti durante la discesa. Ok, the time is over, in ritardo e decisamente adirato comincio la risalita dello stesso sentiero percorso fin qui per scoprire molto presto che nella vita ci sono cose ben peggiori di perdere una macchina fotografica. Il sentiero é tanto bello quanto ripido e la “benzina” nel mio serbatoio non é più moltissima, per usare un eufemismo. Il mio litro e mezzo d’ acqua si consuma con una certa velocità  ma quello che ci vorrebbe in questo momento é qualcosa di solido, qualcosa di serio.

Dopo un ora e mezza incontro un Ranger, mi fa qualche domanda, sono solo? Ce la faccio? Serve acqua? Si, si, decisamente si! Mi fa il pieno da una borraccia portatile che ha nello zaino e si congeda, sono in riserva quanto a energie ma il pieno d’ acqua, penso, mi farà  uscire da questo guaio in cui mi sono andato a cacciare. 3 ore, sono 3 ore che cammino, mi rimane poco più di mezzo litro d’ acqua ma la cosa che più mi preoccupa é che ho appena fatto pipì, no, purtroppo non é uno scherzo, il nostro fisico ha un determinato livello di sodio, se si perdono sali minerali, cioé sodio, come nel mio caso il corpo aumenta la diuresi innescando una spirale assai pericolosa, fermarsi ad orinare mentre si corre una maratona non é assolutamente una cosa positiva tanto per capirci, figuriamoci per me che non sono ancora a metà  strada, una mezz’ ora più tardi comincia a piovere, una pioggerellina leggera che serve solo ad aumentare l’ afa che mi circonda, sono però costretto a coprirmi con la cerata, appena spiovuto ecco materializzarsi le mie paure, sono sudato fradicio e soffia una brezza che pare una sciabolata per i miei muscoli e il mio ventre, ho con me tre magliette omai zuppe ed inutilizzabili, davanti a mé una sola possibilità , continuare a camminare nonostante la fatica, fermarsi sarebbe deleterio, i muscoli si raffredderebbero e col vento freddo rischierei una sincope o un collasso.

gk8.jpgDevo continuare, piano piano, magari coprendomi la pancia ma continuare, comprando un po’ di energie al mercato immaginario della forza di volontà  ma continuare, ponendo un piede avanti all’ altro, senza guardare in alto, senza pensare a quanto manca, liberando la mente. Sono quasi 5 ore che cammino e la possibilità  di non farcela si fanno più reali, é da qualche minuto che sono seduto, semisdraiato sul sentiero, sfinito, ora il guaio in cui sono andato a ficcarmi mi pare decisamente con poche, ma semplici soluzioni, o ce la faccio e avrò qualcosa da raccontare ai nipoti o non avrò mai dei nipoti per il semplice motivo che oggi ci lascio le penne, non voglio farla tragica ma credo sia arrivato anche il momento di mettere in conto il peggio, senza farsi prendere dal panico, sarebbe davvero l’ anticamera della fine, ma prendere lucidamente atto che stavolta potrebbe finire in maniera non simpatica, per la mia famiglia, per gli amici ma soprattutto per me, va detto che ogni anno si registrano decine d’ incidenti mortali all’ interno del Parco, una distrazione, un incidente, una svista o magari semplice sfortuna ed ecco che si muore.

Ecco, l’ ho detto! Ebbene si, oggi rischio di morire, tutto sommato”¦ non é un brutto posto dove morire, forse la maniera sarà  un tantino stupida ma il posto é davvero bello, intorno a me un silenzio spettrale, le rocce rossastre sembrano a portata di mano, imponenti, affascinanti, il paesaggio é davvero unico, no, non posso morire, non posso e non voglio rinunciare al gusto di poter ricordare questa meraviglia, devo farcela!
Sono a Cedar Ridge, con uno sforzo mentale pazzesco (il fisico mi ha mollato già  da un po’) sono giunto allo spiazzo poco sotto Yaki Point, vedo dove devo arrivare, magra ma importante consolazione, l’ ultima ora l’ ho passata con la visiera del cappello abbassata per non guardare in alto, quando ogni sguardo verso l’ orizzonte é uno sguardo verso l’ alto tanto meglio non alzare lo sguardo, il cervello, il solo che mi può aiutare, non deve sapere, il suo unico pensiero dev’ essere posare un piede davanti all’ altro e poi ripetere l’ operazione un’altra volta e un’altra volta ancora e ancora e ancora e ancora”¦

Sono a Cedar Ridge quindi, ok, credo sia lecito essere ottimisti, credo non sia oggi il mio giorno, sono troppo vicino alla meta, potrei svenire ma c’ é pur sempre una persona che mi aspetta, se non mi vede tornare chiamerà  i soccorsi e qui dove sono ora, sdraiato appoggiato ad una roccia mi troverebbero con una certa facilità . Faccio questi pensieri per il semplice motivo che non ho più un briciolo di forza, devo riposare, devo chiamare a raccolta tutte le riserve delle riserve delle energie dai loro più reconditi nascondigli, ma per farlo ho bisogno di riposare, é da mezz’ ora che sono sdraiato, immobile, di tanto in tanto apro un occhio per vigilare sui condor che da un po’ volteggiano preoccupantemente sopra di me (si, proprio come nei cartoni animati”¦).

Il tramonto é ormai prossimo, ancora qualche minuto, ancora qualche minuto e poi si riparte, soloqualche altro minuto, un amico mgk9.jpgaratoneta una volta mi ha parlato di un’ usanza, un trucco da utilizzare durante gli allenamenti, i muscoli vanno sotto stress, la mente di conseguenza non fa altro che pensare a come sopportare la fatica stressandosi a propria volta, a questo punto occorre distrarre la mente e quando si é soli col proprio sforzo una soluzione é contare, concentrarsi sui numeri, contare fino a cento e poi a ritroso fino a zero, mi mancano 400 mt più o meno, questo significa che se conto 2 volte fino a cento e poi 2 volte fino a zero il gioco é fatto, adesso devo solo riuscire ad alzarmi.

Uno, due, tre”¦ devo farcela, settantasette, settantotto”¦ non ce la faccio, devo sedermi. Trentaquatto, trentatre”¦ il sole sta tramontando, venticinque, ventisei, lo spettacolo é clamoroso, sessanta, sessantuno, le rocce sembrano incendiarsi, tre, due, uno”¦ eccomi, un ultimo sguardo, un ultima cartolina prima che il buio cali su questa meraviglia e prima di riporre nella mia memoria questa bellissima, sciocca, incredibile e fortunata giornata. Addio Grand Canyon, a questo punto devo solo darmi da fare per i nipotini.
Riesco anche a prendere l’ ultima navetta e a giungere al Bright Angel Lodge per le 9 di sera, il mio amico Franco é al telefono con un ranger, stanno definendo i dettagli su come cercarmi, elicotteri, cani”¦ siamo proprio negli U.s.A.

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Grand Canyon: il Bright Angel Trail

Scritto da Tripluca il 12/09/2007

di Luca Ticozzi

Una tranquilla giornata nel Grand Canyon

Quanta fatica arrivare a Cedar Ridge

Partendo dal South rim esistono 2 sentieri per raggiungere il Fiume, il Bright Anget Trail, che parte dal Bright Angel Lodge, nei pressi del Grand Canyon Village a 2070 mt e che porta, al termine di una discesa di poco più di 15 Km, al campeggio di Bright Angel, posto sulla sponda Nord del fiume Colorado, ad un altitudine di 735 mt. Il secondo sentiero, il South Kaibab Trail parte da Yaki Point, 7 Km a est del Village e da quota 2178 mt scende al Bright Angel in poco più di 10,5 Km, facile intuire che il secondo sia molto più ripido oltre che più veloce, le mie informazioni mi spingono tuttavia a optare per quest’ ultimo, dovrebbe essere meno affollato e regalare scenari unici.

gk4.jpgLa giornata non inizia nel migliore dei modi, la sveglia ha fatto i capricci, la logica conseguenza é stata una colazione veloce e frugale, 2 errori che pagherò durante la giornata, per certe escursioni occorre essere in marcia all’ alba e ben rifocillati, sono le 9 del mattino, il sole é già  alto e la coda per entrare al parco mi fa accumulare altro ritardo, il mio compagno mi lascia a Yaki Point verso le 9:45, un orario molto stupido, sono in ritardo di almeno 2 ore abbondanti rispetto alla tabella di marcia, ma quando mi ricapita un occasione del genere? Con me ho una borraccia da 1,5 L d’ acqua, spero di recuperarne altra strada facendo e una guida abbastanza approssimativa del sentiero che m’ aspetta (altri imperdonabili errori, partire con più informazioni possibili e con parecchia acqua e razioni energetiche).
Nella prima mezz’ ora si scende di 400 mt fino ad arrivare a Cedar Ridge, una bella passeggiata, ideale per una gita di mezza giornata, un breve assaggio di quello che mi aspetta. Fin qui la gente non é mancata, non su può certo parlare di folla ma neanche di solitudine, nei pressi di Cedar Ridge si trova anche un bagno pubblico, con mia grande sorpresa munito di solventi chimici, che, se non danneggiano comunque la natura circostante mi fanno altresì capire che di acqua non c’ é neanche l’ ombra.

gk5.jpgDopo un breve tratto pianeggiante il sentiero, per altro largo e ben tenuto, ridiscende ripido e deciso, i turisti si fanno meno numerosi, in compenso incontro la prima carovana di muli, mi faccio da parte e li lascio passare in una colonna molle e pacata, intorno a me il paesaggio comincia a trasformarsi, il colore che predomina é il rosso, é il ferro che ossidandosi colora il calcare altrimenti grigio, un processo che dura milioni di anni.

La discesa si fa sempre più ripida, fortunatamente il sentiero é davvero perfetto, largo quel tanto che basta e alla portata dell’ escursionista meno esperto. Poco prima di giungere a metà  strada un incontro spettacolare, un condor, fermo sul ciglio del sentiero a pochi metri da me, é incredibile, fa davvero impressione, sarà  alto quasi un metro, avanzo piano piano cercando di fare meno rumore possibile ma arrivato a pochi passi compie un salto, poche battute d’ ali e lo vedo liberarsi nel vuoto con un apertura alare tanto fiera quanto impressionante, saranno almeno 3 metri, dopo pochi secondi lo vedo guadagnare quota, così, senza un battito d’ ali, semplicemente sfruttando le correnti ascensionali e in questo silenzio che mi circonda l’ unico rumore che percepisco é un flebile ma deciso sssshhhh che mi fa accapponare la pelle dall’ emozione. I condor sono protetti all’ interno del parco ed essendo una specie in pericolo d’ estinzione sono muniti di numero d’ identificazione così da poter essere censiti e controllati in qualsiasi momento.

gk6.jpgLa metà  del sentiero é già  alle mie spalle, ho incontrato un altro bagno pubblico, sempre assolutamente privo d’ acqua, il che non mi rende certo felice, in compenso la temperatura si é decisamente alzata e anche la vegetazione ne risente, le conifere hanno lasciato spazio ad arbusti, più radi vista la conformazione prettamente rocciosa del paesaggio. Ancora qualche centinaio di metri e il mio udito é scosso da un rumore che non lascia dubbi, il fiume é vicino, molto vicino, posso udirne in lontananza il ruggito, l’ adrenalina mi scorre nelle vene, non sto più nella pelle dall’ emozione, non mi resta che percorrere l’ ultima parte della discesa, si tratta in pratica di un Canyon dentro un altro Canyon, lo faccio praticamente correndo.

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Una tranquilla giornata nel Grand Kanyon

Scritto da Tripluca il 12/09/2007

di Luca Ticozzi

Grand Canyon: il Bright Angel Trail

Grand Canyon: quanta fatica arrivare a Cedar Ridge

Nel 1869 il veterano della guerra di secessione John Wesly Powell fu il primo ad esplorare per intero il fiume Colorado, con i suoi uomini discese audacemente le rapide senza conoscere minimamente il suo percorso.
L’ avventura di Powell lungo il Colorado fu come un viaggio indietro nel tempo ed essendo anche professore di geologia tornò da quest’ esplorazione con una massima: “Seguite il fiume”, é laggiù che bisogna indagare.
Powell riteneva non a torto, che il Grand Canyon si fosse formato per l’ erosione del vento e dell’ acqua. Oggi noi sappiamo come sono andate effettivamente le cose, ma quasi un secolo e mezzo fa non doveva essere affatto semplice formulare teorie.

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Il Colorado é un fiume lungo più di 2200 Km che nasce nell’omonimo stato e dalle montagne rocciose scende fino a sfociare nel mare di Cortez in territorio Mexicano, il tratto più affascinante é senza dubbio quello del Grand Canyon, un sito che deve la propria origine al fiume stesso che ha scavato nel tempo gli strati più teneri di calcare e argilla che un tempo costituiva il fondo di un oceano poco profondo fino a riportare alla luce rocce vecchie fino a 1,2 miliardi di anni, quasi un terzo dell’ età  della terra. Lo spettacolo che ci si trova di fronte é unico, in pochi altri posti al mondo é possibile studiare i segreti della natura come nel Grand Canyon, qui il laboratorio della terra svela i propri segreti ed é impossibile non rimanerne affascinati fin dal primo istante.

Il parco nazionale del Grand Canyon (parco nazionale dal 1919) ospita milioni di visitatori ogni anno ma per quanto possano apparire enormi queste cifre va detto che il sito ha dimensioni davvero eccezionali, l’ intero parco occupa circa 5000 Kmq per una lunghezza di 446 Km ed una larghezza di 16 Km, tale é infatti la distanza media da un rim (bordo) all’ altro, la profondità  del Canyon é invece di un miglio, questo significa che se l’ entrata ed i punti di osservazione del Parco sono ad un altitudine di 2200 Mt, il fiume colorado scorre a non più di 700 Mt, creando un dislivello di 1,5 Km. Da notare inoltre che il 90% dei visitatori si reca al versante Sud, molto più comodo da raggiungere, per raggiungere il versante Nord occorre invece sciropparsi 346 Km di strade scomode e disagiate con l’ unico risultato di poter ammirare lo stesso identico spettacolo ammirato da Sud.

Il visitor center principale é il Grand Canyon Villane, situato sul bordo del canyon a 10 Km dall’ entrata nel parco (South entrance Station), é possibile trovare alloggi (prenotare con largo anticipo nei mesi estivi), cartine gratuite e informazioni di vario genere riguardo il parco e le varie escursioni. Nel caso non bastassero le informazioni é possibile rivolgersi ai ranger, molto disponibili ed in servizio dalle 8 alle 17 (anche oltre da aprile a novembre). Il prezzo per l’ entrata al parco é di 10$ per persona e 20$ per le automobili, il biglietto é valido per una settimana.
gk1.jpg Una volta lasciata l’ auto ci si può dedicare alla visita di questa meraviglia naturale, il sentiero più famoso e anche più battuto é il Rim Trail, una passeggiata ad uso esclusivo di pedoni e carrozzine per disabili, percorribile dai visitatori fino a che ne hanno voglia. Le prime sensazioni non possono che essere stupore ed incredulità , citando le parole del mio compagno di viaggio: “Sembra finto!” Ed in effetti ciò a cui ci si trova davanti é uno spettacolo di tale bellezza e maestosità  da far credere che sia stato apposto una sorta di poster sullo sfondo, sui vocabolari, alla parola mozzafiato dovrebbe essere associata una foto panoramica del Grand Canyon. Ripresisi dallo shok é possibile visitare altri punti panoramici, una navetta (gratuita) compie un giro circolare di 11 Km ed effettua fermate nei vari punti panoramici, si scende dove si vuole, ci si ferma il tempo che serve e si aspetta la navetta seguente per proseguire, la frequenza del bus é di circa 15/20 min.
gk2.jpg Il Canyon é visitabile anche in maniere assai originali, siamo pur sempre negli Stati Uniti d’ America, patria dei migliori film d’ azioni che ogni adolescente ricordi, ecco allora la possibilità  di farsi un volo in elicottero o a bordo di piccoli aerei per ammirare dall’ alto uno spettacolo di rara bellezza, personalmente sono rimasto molto colpito dalla pubblicità  di un aereo munito di fondo in plexiglass, quindi trasparente, da notare che tali escursioni sono tanto particolari quanto costose. Per tasche meno abbienti sono possibili trekking in compagnia dei ranger che vanno da un ora a mezza giornata, i più pigri e i meno preparati fisicamente saranno felici di sapere che é possibile anche percorrere i sentieri a dorso di mulo, da tenere a mente che in caso di incrocio coi muli sui sentieri la precedenza spetta ai quadrupedi.

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Chi vi scrive é un gradino sotto i meno abbienti e un metro oltre la curiosità , ma essendo rimasto affascinato dalle parole di John Wesly Powell (“seguite il fiume”) ho deciso di seguire l’ istinto e tentare l’ impresa di scendere nelle viscere della terra fino a toccare con mano il fiume Colorado, qui di seguito troverete il resoconto di una giornata particolare che per puro caso non si é trasformata in tragedia, nonchè alcuni consigli riguardo cose da fare e soprattutto cose da NON fare quando si ha a che fare con la montagna e la natura in generale.

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