Le autostrade d’Europa in rete
Scritto da Tripluca il 26/01/2008
Da sempre uno delle prime immagini di trip-libertà ed indipendenza é la tanto agognata patente di guida alla soglia dei 18 anni. Dal momento in cui si raccimola il tesserino rosa manca solo un mezzo di trasporto e poi si può partire verso le prime esperienze della trip-adolescenza.
Cosi fu per me, mentre mi addentravo nell’Europa unita solo per gli altri praticavo le prime avventure al volante. Ed in ogni decente fase di preparazione di viaggio ci si dibatteva su percorsi-tragitti-itinerari ed inevitabilmente costi e problemi. Tutto senza avere ogni minima sorta di informazione stradale tra le mani se non il bollino per le autostrade svizzere (noi che il navigatore non sappiamo cosa sia e vivevao di carta,penna,righello e goniometro.
Fu così che ci rivolgemmo al web e alle sue infinite risorse ed i risultati furono sorprendenti. Le strade di tutta Europa erano là ad aspettare solo noi per essere percorse. Di seguito una prima lista di siti da utilizzare per pianificare al meglio il vostro trip al volante su e giù per il vecchio continente.
Kulturkrok, gli svedesi
Scritto da Tripluca il 16/07/2005
Se dico Svezia vi verranno in mente immagini del tipo: renne, fanciulle in camicia da notte con candele in testa, l’Ikea. Oppure, per via di una recente polemica a proposito di uno spot della TV svedese Svt poco ossequioso nei confronti del nostro premier, penserete a un paese all’avanguardia nel civile e nel sociale.
Immettendo come parametri di ricerca su Google.it le parole “Svezia” o “svedesi”, emerge un panorama piuttosto scarno quanto significativo: da un lato le associazioni culturali e le ambasciate cercano di imporsi all’attenzione di un pubblico disinteressato e, dall’altro, i parametri di ricerca si associano curiosamente ad altri termini come “sesso” e “ragazze”.
C’é poi qualche sventurato che ammonisce i connazionali sulla natura degli svedesi, nel tentativo di dissuadere chi avesse concepito aspirazioni traslochistiche verso il grande nord dal folle proposito. Proprio ciò che fa al caso nostro, ovvero stralci di esperienze vissute su cui si può condurre un simpatico esperimento: si estrapolano dal testo gli aggettivi con cui vengono insigniti gli stranieri in questione e si ordinano in base alla ricorrenza statistica. Senza pretese di scientificità , aggettivi che si impongono all’attenzione sono: asociali, razzisti e”¦ un fiorito appellativo sulla scarsa gentilezza delle donne svedesi.
Proviamo allora a ricostruire i loro pregi e difetti grazie a un’italiana trapiantata in Svezia, con alcuni significativi episodi di kulturkrock (“shock culturale”).
Vita vissuta
“Gli svedesi si sentono un po’ come la coscienza del mondo; ritengono ad esempio che la loro presenza nel parlamento europeo sia fondamentale per indicare la retta via su questioni ambientali o simili. Riescono un po’ meno quando devono fare da coscienza a se stessi. La Svezia é forse il paese dove maggiormente imperversa la moda di comprare libri e seguire programmi di cucina”¦ ma in cui la gente cucina meno. Un’amica mi aveva promesso di preparare una zuppa tipica svedese. Si presenta con un barattolo Findus con la suddetta zuppa già pronta e solo da scaldare.
Lo svedese è schematico, non può vivere senza un’agendina su cui segnare anche le attività giornaliere più scontate, ad esempio “Ore 12: mangiare il lunch”.
Una coppia di nostri conoscenti declinò una volta un invito a cena “˜perchè il giovedì è il giorno in cui andiamo a fare la spesa settimanale’.
Gli svedesi poi non amano le sorprese e vogliono una descrizione accurata di cosa li aspetta, anche prima di un concerto per radio o di un film alla TV. Gli svedesi sono sportivi fino al masochismo; una conoscente di circa 50 anni mi ha raccontato di quando fece una gara in bicicletta sotto pioggia e vento sferzante e di quanto sia stato piacevole.
L’etichetta a tavola per gli svedesi consiste nell’apprezzare esageratamente il cibo che viene servito (prima ancora di aver mandato giù il primo boccone), nel ringraziare per il cibo (tack fà¶r maten) e nel ringraziare gli ospiti la volta successiva (tack fà¶r senast, letteralmente “grazie per l’ultima volta”); di norma si dovrebbe richiamare entro la settimana successiva proprio per dire tack fà¶r senast.
L’etichetta non include frasi del tipo “buon appetito” o l’attendere che tutti i commensali siano seduti a tavola prima di iniziare a mangiare, cosa molto irritante per noi!
Baci e abbracci vengono usati con molta parsimonia.”
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Scritto da Tripluca il 16/07/2005
Un’esigenza che sembra premere molto agli svedesi é quella di . Le discussioni animate sono rare e il metodo ritenuto migliore per tentare di convincere l’interlocutore di avere ragione non é quello di infondere passione ed energia emotiva al discorso, ma quello di esporre le argomentazioni più fondate e convincenti.
I toni accesi in conclusione non sono apprezzati e se l’interlocutore latino avvia una discussione animata, il discorso semplicemente termina lì.
Razionalità e gentilezza caratterizzano la vita pubblica e l’atteggiamento degli impiegati dietro gli sportelli.
àˆ vero che gli svedesi sono anche in grado di lasciarsi andare”¦ soprattutto a partire dal venerdì pomeriggio, con le file interminabili davanti ai Systembolag, le rivendite di alcolici di monopolio statale (la vendita nei normali supermercati é vietata).
Calma piatta durante il resto della settimana, quando ubriacarsi non si concilia con il lavoro.
Razzisti?
La capitale della Svezia é una città multicolore, nella quale risulta a volte difficile individuare gli autoctoni. La monarchia costituzionale di Svezia, neutrale durante le due guerre mondiali e a tutt’oggi pacifica, promosse a partire dal 1947 un programma di “importazione” organizzata di immigrati, dietro pressione delle aziende svedesi.
Queste ultime, esenti da danni bellici, accusavano un’unica carenza, quella di manodopera. Cominciarono pertanto gli accordi con i governi stranieri per un afflusso di operai in Svezia, ai quali veniva offerto un contratto e la possibilità di farsi raggiungere dai propri familiari, con l’impegno di assicurare loro un lavoro. La nazione d’accoglienza avviò inoltre politiche di ambientamento e integrazione allo scopo di inserire stabilmente gli immigrati nel tessuto sociale.
Un Ministro per l’immigrazione svedese si avvalse per anni di un Consiglio consultivo con rappresentanze delle varie etnie di immigrati, e già dal 1975 in Svezia é concesso il diritto di voto attivo e passivo alle elezioni amministrative agli stranieri residenti nel paese da almeno tre anni.
Asociali?
Nel paese geograficamente più esteso della Scandinavia gli spazi sono enormi, le distese di conifere disabitate si susseguono senza fine, e la densità di popolazione é di venti abitanti per chilometro quadrato. Ne consegue che gli svedesi non sono avvezzi alle claustrofobie demografiche.
Qualcuno sostiene che l’ambiente circostante influenzi la percezione stessa dello spazio. L’antropologo Edward T. Hall introdusse negli anni sessanta la prossemica, lo studio della comunicazione non verbale legata al controllo del territorio e delle relazioni spaziali.
Hall nota che ogni soggetto controlla una propria porzione di territorio e impone all’interlocutore una sorta di “zona off limits” e un “divieto di contatto”.
Individua inoltre quattro tipi di spazio: pubblico, sociale, personale e intimo, caratterizzati da distanze decrescenti. Ciò che emerge di interessante é che, metro alla mano, queste distanze differiscono da cultura a cultura. Statisticamente sembra che nei popoli scandinavi esse siano molto più ampie che nel sud del mediterraneo (cioé due interlocutori scandinavi parlano di norma a distanza maggiore rispetto a due siciliani).
Alcune culture percepiscono tali distanze come eccessivamente rigide, sintomo di freddezza e di mancanza di emozione, ed eccoci a definire gli svedesi “asociali”.
Ma prima di esclamare “Ecco, appunto!”, ribaltate la situazione: a chi di voi non é capitato di interloquire con un Pakistano o un arabo e ritrovarsi a indietreggiare di un passo, allontanare il viso e pensare che quello vi stava col fiato sul collo? Ne avete riportato una sensazione di profondo fastidio e un aggettivo nella testa: “invadente”.
La prossima volta che un vichingo si tiene a distanza forse capiremo perchè e rifletteremo su quante incomprensioni possono nascere dalla mancata conoscenza di alcuni codici non verbali di un’altra cultura!
Se ancora non vi smuovete dalla vostra posizione, invitate un amico svedese a fika: non si tratta di una proposta indecente, ma di un rito che prevede il sedersi, sorseggiare un caffé, chiacchierare o rilassarsi, mangiando deliziosi kanelbullar (dolci alla cannella) oppure uno smà¤rgà¥s (una fetta di pane con burro, prosciutto o formaggio).
Svezia: la cultura
Scritto da Tripluca il 16/07/2005
Qualche intelligente studio antropologico sostiene che ogni cultura considera se stessa come lo standard o la “normalità ”, e pertanto come parametro di valutazione universale. Per fare un esempio, la nostra “socialità ”, il nostro sedicente “calore” italiano rappresenterebbero lo “zero” della scala di misurazione, in base al quale assegnare allo straniero un bel segno “più” o “meno”. La stessa struttura formale dell’aggettivo a-sociale, in virtù dell’alfa privativo, indica l’assenza di qualcosa che evidentemente si considera come parametro di giudizio.
In un percorso genuino di comprensione culturale, l’acquisizione della consapevolezza della propria soggettività di osservatori é il primo passo essenziale. Dipingiamo allora qualche sprazzo di Svezia. Il primissimo impatto, appena atterrati all’aeroporto stoccolmense di Arlanda, é un profondo, irreale silenzio. Sul treno le persone chiacchierano poco e a bassa voce.
Quando si entra in una casa svedese ci si toglie le scarpe, proprio come in Giappone, ma qui si fa per ragioni di praticità : d’inverno piove e nevica e le scarpe si sporcano spesso.
Il tepore domestico consente di girare per casa in maglietta a maniche corte anche a dicembre, grazie ai caloriferi che si accendono automaticamente al di sotto di una certa temperatura, alimentati dalla combustione di una parte dei rifiuti del quartiere.
La casetta tipica é rigorosamente costruita in legno, che la svenska familjen ama dipingere di colori vivaci, prevalentemente rosso e giallo.
All’esterno un grazioso trà¤dgà¥rden circonda la casa e fuori dalla finestra (adornata di candele nel periodo natalizio) sventola rigorosamente la bandiera nazionale con croce gialla su sfondo azzurro, inattesa dichiarazione di patriottismo praticata ovunque.
L’avversione per le scarpe continua in molti ambienti pubblici come ospedali e asili, e se proprio non le volete togliere”¦ potete optare per i copri scarpe di plastica.
I parchi cittadini abbondano di giochi per bambini e piste ciclabili;
vi stupirete di vedere tanti giovani papà e mamme armati di passeggini da trekking e rimorchi per bicicletta con prole incorporata.
I cittadini con passeggino e relativo occupante viaggiano gratis sugli autobus.
Il termometro applicato ai vetri delle case testimonia la sospirante attesa della bella stagione con le sue interminabili giornate.
Un amico svedese confessò una volta una sorta di rapporto simbiotico fra gli svedesi e il clima; una profonda, quasi dolorosa percezione del ciclo vitale e l’adesione ai lenti ritmi dell’asse terrestre.
La natura é il liquido amniotico dello svedese, da rispettare e preservare.
I bimbi vichinghi giocano all’aperto 12 mesi l’anno a dispetto delle temperature giudicate proibitive da qualsiasi mamma italiana; si rotolano nell’erba e nel fango senza isterie materne sulla pulizia dei vestitini, ai quali sono tradizionalmente attribuite funzionalità pratiche piuttosto che estetiche (anche in Svezia tuttavia si stanno imponendo con forza la moda e il culto dell’immagine).
I figli dell’operaio e quelli del funzionario pubblico di medio livello frequentano spesso le
stesse scuole e le stesse università . In questo paese le differenze sociali sono ridottissime e lo stesso concetto di “classe sociale” é talvolta considerato fuori moda. Lo stato finanzia gli studenti universitari, indipendentemente dall’età e dalle condizioni della famiglia d’origine, con un “prestito” mensile di cui una piccola parte é a fondo perduto e l’altra sarà restituita ratealmente a partire da sei mesi dopo la laurea.
Il principio di eguaglianza sociale é ormai radicato nella cultura svedese, anche grazie a decenni di governo del Socialdemokratiska Partiet. Sarà forse per questo che gli svedesi, come gli anglosassoni, mettono tutti gli interlocutori sullo stesso piano dando a chiunque del tu (du), mentre la forma di cortesia voi (ni) é ormai caduta in disuso.
Gli unici a praticare ancora l’uso del ni sono gli immigrati, spesso sulla scia della propria lingua d’origine. Ma se l’intenzione é quella di veicolare rispetto verso l’anziano svedese, quest’ultimo si sentirà offeso (la forma ni mette infatti una distanza tra i due interlocutori); la questione ha fatto sorgere di recente un dibattito sull’opportunità di reinserire il ni nella lingua svedese.
