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Tornata dalla Catalogna

Scritto da Tripluca il 8/08/2008

Ho tolto la sabbia dallo zaino, le conchiglie dal beauty e le magliette impregnate di sale dal sacchetto.

Le foto scattate hanno preso un altro aereo, torneranno a settembre per abbracciarsi in un video di cui devo ancora scegliere lo spartito.

Le cartoline mi son rimaste in tasca ma, tranquilli, arriveranno.

La risacca dell’ultimo bicchiere di sangria sta nel mal di testa da sonno scarso.

Le regine di cuori dell’hotel Barbara non mi hanno sfiorata mentre abbassavo gli occhi, “verdissimi”, sui loro collant strappati.

Ascoltando i musicisti a Barceloneta ho avvertito il timore e il desiderio che mi invitassero a ballare.

…in attesa di altre storie.

Laura Zucconi

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Roma, I maggio

Scritto da Tripluca il 6/05/2008

Roma il primo maggio era bellissima, sole, traffico inesistente, anziane tedesche che ci guardavano dolci, come fossimo tutti loro nipoti, noi ragazzi convenuti per il concerto. Non nascondo scene degradanti, il vino dovrebbe essere allegria, non fuga..ma non voglio cadere in discorsi superficiali. Ho bevuto anch’io, cercato e sfuggito il sole, ballato ed evitato una rissa, camminato per uscire dalla bolgia e ritornarci, guardato, guardato tanto tutta questa generazione…mi sono sdraiata per terra alla stazione di Roma Tiburtina, non era duro, lo zaino un morbido cuscino, c’era autocompiacimento, certo, ma era avventura…quanto mi mancava! La stanchezza, le corse, le mappe da non guardare perchè tanto non ci si perde, la pipì e poi la sete, i visi conosciuti o forse no, un mezzo colpo di calore, dov’é l’ombra? Dietro una cabina telefonica!,la ragazza del nuovo amico, l’Unità  mica letta, mai stata così utile, per sedercisi sopra ovviamente,…la notte…discontinua, emozionata, dispiaciuta per tanta rabbia vista, delusione per il nostro paese, ma davvero vogliamo credere a chi abortisce la speranza? Retorica? No dai, quella é per i parrucconi disillusi e rompipalle, sono solo felice, é così strano? E’ ancora concesso?
Laura Zucconi

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Notte a Porto

Scritto da Tripluca il 21/02/2008


Sono a tre ore di aereo da casa. In una stanza d’albergo. Accartocciata tra parete e letto. Con i jeans sbottonati, i calzini usurati sui talloni e un ghigno beota sul viso. Chi é quel deficiente che ha avuto la brillante idea di mettere uno specchio di fronte al letto?
Dall’altra parte del muro la mia compagna di viaggio dorme. Nonostante siano solo le undici di sera era distrutta. Ieri abbiamo discusso pesantemente.

Ho una smania addosso, non posso restare qui. Infilo bottoni e stringhe nei fori giusti, le rubo una presa di tabacco. Ha un’espressione dolce, credo stia sognando. Sto per lasciarle un biglietto ma poi penso che, no, non si sveglierà . Spengo la luce e accosto silenziosa la porta.

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La mia Bologna

Scritto da Tripluca il 31/12/2007

Stamani mi sono svegliata presto, notte insonne. Ho fatto colazione in fretta, sbriciolando i Pavesini nel caffélatte, sbriciolando l’abitudine di inzupparli con calma da nonnina alla cassa del supermercato. Jeans, maglia, sciarpa, converse e piumino spennato (a febbraio compirà  7 anni). Sulle suole verso la stazione, su rotaia verso Prato, direzione: Bologna.

Uscita dall’interminabile serie di gallerie scoprire la neve mi ha tranquillizzata. Sono corsa a salutare le due torri, camminando come un robottino sotto i portici di Viale Indipendenza. Con un cenno del mento ho omaggiato il Parco della Montagnola”¦ciao primo bacio. C’era la pista per pattinare sul ghiaccio ma ho già  un equilibrio precario di mio (tappetti, il baricentro basso é una bufala!). Nell’acqua mi trovo bene, ma sciolta, non aggregata imitando il cemento.

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L’arte del cammino e molto altro (Venezia)

Scritto da Tripluca il 25/12/2007

Camminare per le città  mi riempie. Preferisco farlo in autunno e in inverno, quando il sole non é fastidioso, ma, anzi, un piacevole alleato. Di questi tempi infilo un paio di jeans comodi, un maglione di lana fine e le All star panna con la gora di una pozzanghera sul tallone. Copro tutto con un cappotto da battaglia di velluto, leggero quanto basta da farmi assumere un’andatura sufficientemente sostenuta (per riscaldarmi) e un foulard intonato alla maglia.

Questa é la mia divisa, comoda e non troppo calda. Perchè camminare é come fare jogging, ma con meno dolore. Non ci si deve vestire troppo, dopo ci si scalderà . Parto leggera, 10 euro in tasca, le chiavi, a volte il cellulare, ma tanto é impostato sul silenzioso fisso. Chi ha provato almeno una volta a chiamarmi lo sa e pazienta, aspettando un mio squillo di resurrezione, -Ehi, mi avevi cercato? Dimmi-.

Infilo le mani bene in tasca, un pò per proteggerle dal freddo, sono perennemente ruvide e sanguinanti, ma i guanti non mi piacciono, mi privano di uno dei 5 sensi, un pò perchè non so dove metterle. Parto e parto subito veloce, semmai rallenterò in seguito.

Dipende ovviamente da dove sono e se devo raggiungere qualche luogo in particolare. Una delle città  che preferisco é Bologna con la sua rete di oltre 30 km di portici che ho ringraziato più di una volta in giornate battute dalla pioggia, dal vento o addirittura dalla neve. Già , non ricordo cos’era, forse Dicembre, vicino a Natale, come ora, una tormenta di neve, le strade imbiancate, le due torri parevano enormi pupazzi di neve, nessuno in giro, solo io coi capelli in faccia.

Perchè nemmeno i berretti porto, per quanto mi piacciano ci mancherebbe, ma preferisco che i capelli prendano aria, che respirino anche loro, che si annodino giocando col vento, si appiattiscano, prendano freddo anche, perchè tendenzialmente prediligo lo zero ai 30 gradi.

A Bologna, come a Verona, dove ormai giro come fosse città  natia, ogni angolo di casa mi ricorda sguardi rubati, o anche a Venezia, dove sono tornata la settimana scorsa a distanza di un anno, mai visto la laguna così agitata, cavalloni circondavano la ferrovia (perchè io mi muovo in treno, ma di questo vi parlerò un’altra volta) e il vento mi colpiva forte in faccia appena indifesa abbandonavo la protezione di un calle per gettarmi nelle piazze scoscese e scoperte.

Ho visitato il Guggenheim, Klee, Mondrian, Pollock, quanto Pollock, scroccando le solite spiegazioni alle solite visite guidate. Ma non le avevo pagate, non ero obbligata a seguirle perchè sennò l’indomani il prof mi avrebbe interrogato. Gironzolavo per le sale, nemmeno guardavo i quadri. Come puoi ammirare un Kandinskij quando ti sfiora un ragazzo rasato, gambe rachitiche da rocker, giacchina nera e sciarpa verde con su i tasti neri del pianoforte? ““Dove l’hai comprata? Dimmelo dai! No, me la regali? Ma non posso”¦Vieni, ti offro un té caldo- .

Colonia inglese quel posto, si respira l’aria Sir delle campagne inglesi schiacciate da nuvole basse. Tutto é basso, anche i sorrisi. Per chiedere dove fosse il bagno ho cercato l’unico addetto con sul cartellino un nome italiano. Non per campanilismo per carità , ma per timore che mi rispondesse in inglese (so di non sapere!).

La terrazza che si affaccia sul Canal Grande é uno spettacolo, anche se, causa gelo pinguinesco, ho resistito solo pochi minuti. Tornata dentro ho cercato la mia guida preferita, era da Pollock con una ciurma di quindicenni emo punk. Le ho sorriso, mi ha riconosciuta, -Tu eri davanti a Magritte”¦Eh si, continua, mi piace-. Capelli castani corti, foulard (-Ce lo scambiamo?-) pantaloni grigi eleganti e Stan smith usurate. Ah, le Stan smith, le scarpe migliori per camminare e stare in piedi a lungo!

Ho sbocconcellato la fornarina veneziana (una specie di sfoglia con cioccolato e zucchero a velo, l’antitesi dei sapori artefatti e tutti uguali da merendina) trovata a 2 euro in un bar a fianco della stazione, arrivando in San Marco, scansando piccioni e americani, l’uno più ingombrante dell’altro, mi volto e”¦la laguna”¦.

Hanno messo delle panche in marmo, ma io continuo a sedermi per terra, gambe penzoloni sull’acqua, mi bagno anche le suole, il mare é agitato, l’ho detto. Schizzi alti su un mare alto. Un gondoliere imbacuccato mi raccomanda di non finirci dentro ““Sarebbe un peccato-.

Scatto una foto a una coppia di sposini giapponesi. Forse non sanno che 9 volte su 10 metto il dito davanti all’obbiettivo tanto sono imbranata. Forse non sanno che ci ritroveremo qui tra 40 anni per il loro anniversario di nozze e loro saranno anziani e io un poco meno ma avrò sempre le mani in tasca per resistere alla tentazione malsana di raccogliere cose per terra. Una macchinina, l’altro giorno lo specchietto blu blu bellissimo di un motorino, un cacciavitino dal manico arancione. Li porto a casa e li pulisco bene con l’alcool e poi li spargo qua e là , per la disperazione di chi rimette in ordine (nessuno).

A Bologna, Verona, Venezia ho lasciato baci e anche qualcosa di più. A Firenze lascio la bile burocratica e i timori per l’avvenire si stampano sullo spiazzo asfaltato di Palazzo Pitti (ma un prato no eh?). A Pistoia c’é il mio piccolo mondo forse troppo piccolo, forse dovrebbe muovere verso il mare. A Nord sono stata tanto, spargendo bugie ai miei per spargere avventure altrove, pregando che non s’accorgessero mai che ero a 400 km da dove credevano mi trovassi.

Ma camminare mi ha portata lontano, riportandomi sempre a me stessa. Ciò che ho scordato perchè ho parlato in fretta, come faccio nei passi, sarà  ripreso, mai dimenticato e, se tu vorrai, abbracciato.

Laura Zucconi

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Conquistadores

Scritto da Tripluca il 12/12/2007

Mutande? Eccole”¦

Spazzolino? C’锦

Aulin? Una scatola intera!”¦

In realtà  la cosa più importante da mettere in valigia o nello zaino prima di partire per qualsiasi viaggio é un’altra, l’unica che potrà  aiutarti anche se avrai scordato mezze cose o ti avranno smarrito il bagaglio, l’unica che potrà  cavarti d’impaccio a qualunque latitudine del globo, l’unica che ti salverà  anche se avevi 4 (ad essere buoni!) in inglese. No, non sono i soldi, bensì un cortese spirito di adattamento.

Il 1600 ha chiuso i battenti da un pezzo ma l’epoca dei conquistadores si perpetua in seguito al luccicante restyling cui l’abbiamo sottoposta, in luogo di specchietti e polvere da sparo, portafogli obesi di banconote e carte di credito.

Parti per un luogo non per spuntarlo dalla mappa e poi appendere al muro qualche souvenir made intutt’altroposto a mo di mortifero trofeo di caccia, ma per carpirne quante più sensazioni potrai. Entra in punta di piedi, sei tu l’intruso. Il tuo obbiettivo dev’essere quello di diventare, non un pollo da spennare, ma un gradito ospite (e la cultura dell’ospitalità  é ancora sacra in tante parti del mondo). Porta sempre con te rispetto e curiosità  e vedrai in quanti ti offriranno una tazza calda e quattro chiacchiere da inzupparci!

Laura Zucconi

http://ninfa1984.blogspot.com/

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