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Choi Hung non e’ un posto per turisti

Scritto da Tripluca il 19/01/2009

Choi Hung significa arcobaleno. E’ anche il nome di un quartiere alla periferia nord di Hong Kong. Il piazzale degli autobus e’ uno spiazzo di asfalto nero circondato da terreni incolti, e si trova direttamente sotto ad una sopraelevata a 4 corsie, retta da colonne megalitiche. I palazzi sono tozzi e ingombranti, puntellati di finestre piccole, tutti molto simili: ce ne sono una dozzina, e si chiamano Kam Wah House, You Shek House, Kam Shek House, Hing Yip Building… Ti senti quasi sopraffatto, ogni tanto, quando li vedi stagliarsi chiari contro il cielo oscuro della notte. Sono inquietanti anche nella luce dell’alba: sembrano esseri meccanici dormienti.

Quando aspetto il minibus, nella notte, i palazzi mi osservano coi loro mille occhi di finestra; inespressivi e alieni, immobili come i predatori in attesa di una preda.

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Monkey Rock World

Scritto da Tripluca il 17/06/2008

La diarrea al tempo del Songkran

15. Sandakan all’arrembaggio

Un racconto che é arrivato all’epilogo. Because it’s a..

16 Monkey Rock World

Sale e scende la marea, passato il Songkran é passata la diarrea, ma non c’é nessuna tigre di Mompracem e nessuna perla di Labuan (che in realtà  é un’isola paradiso fiscale al largo del Principato di Brunei): Sandakan é nient’altro che il pianeta delle scimmie. Il Borneo non é la campagna del Ferrarese e senz’ombra di dubbio Marco questo giorno come il Monkey Rock World.

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Sandakan, all’arrembaggio

Scritto da Tripluca il 10/06/2008

La diarrea al tempo del Songkran

14. Rafflesia blooming

Un racconto a cui non rimane che evocare la tigre di Mompracem

15.Sandakan, all’arrembaggio

Sandakan, nonostante il nome evochi suggestioni di avventure salgariane, é un deprimente porto di mare, che serve solo da base per il Sepilok Orang Utan Rehabilitation Centre e il Sukau Proboscis Monkey Rehabilitation Centre. Orangotanghi e scimmie proboscide: entrambe non si possono ammirare in altro posto sulla terra che in quest’isola, e per chi ha tempo, può farsi anche una crociera sul fiume Kinabatangan, uno dei più ricchi ecosistemi del Borneo.
Dato il costo irrisorio del viaggio (quarantotto euro tra andata e ritorno, contro la ventina del bus e almeno dieci ore di viaggio risparmiate), a Sandakan ci vado in aereo con un volo della MASWings, la compagnia low cost della Malaysian Airlines, che mi riserba una piacevole sorpresa. Mi imbarco (a proposito perchè se su un aereo ci si imbarca su una barca non ci si aerea? Immagino sia per la stessa ragione per cui la macchina si mette in moto, ma la moto non si mette in macchina) su un velivolo di soli venti posti e fino allo scalo di Kudat, punta estrema del Borneo, il comandante dà  il benvenuto a tutti i passeggeri a bordo, me compreso, uno! Quarantacinque minuti di aereo personale, con vista da una lato sul mare della Cina del Sud, dall’altro sul Monte Kinabalu (o meglio sulle nuvole che perennemente ne circondano la cima) e sul davanti la cloche dei comandi. Almeno fino a metà  volo, quando il pilota e il suo assistente decidono, chissà  perchè, di chiudere il portello alle loro spalle.

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Rafflesia blooming

Scritto da Tripluca il 6/06/2008

La diarrea al tempo del Songkran

13. Tra la Rain forest e Ranau

Un racconto che all’improvviso sboccia impetuoso

14.Rafflesia blooming

Il mattino dopo, come al solito, mi alzo ben più tardi di quello che ho programmato. Quando viaggi ai tropici devi alzarti presto se vuoi godere di un po’ d’ore di luce e soprattutto delle ore più fresche della giornata e riposarti quando il calore di mezzogiorno rende l’aria insopportabile. Ma per quanto mi sforzi, solo l’obbligo di un mezzo di trasporto da prendere riesce a vincere la mia pigrizia e il piacere di stare a letto durante le ore più fresche della giornata, quando mi sembra di dormire con più gusto, anche se ammetto che per me, per dormire ogni momento é quello giusto.
Così sono costretto a pagarmi da solo il noleggio di un van per arrivare alle terme, perchè alle 9 del mattino la gente che ci doveva andare c’é già  andata. Sarebbe saggio, quivi giunto, farmi un giretto per vedere quello che c’é intorno prima di concedermi un bagno rigenerante, ma la voglia di concedermi subito un bagno rigenerante é tale che mi infilo subito nella vasca più grande, che é incredibilmente fredda! E ci credo mi sono tuffato nella piscina di roccia, le terme sono la serie di vasche poco più avanti! Ok, sto ancora dormendo, le vere terme sono una ventina di vasche lunghe circa due metri e larghe uno, alimentate da due rubinetti regolabili: uno con l’acqua calda termale e uno con acqua fredda normale. In pratica é come avere una vasca da bagno personale, nella quale sarò immerso con piacere per quasi un’oretta, fino a quando i polpastrelli saranno diventati carta vetrata, tutt’intorno a me brulica di famiglie di locali in attesa di buttarsi in dieci nella mia vasca e mi sento rigenerato abbastanza per affrontare l’umidità  del parco.

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Tra la rain forest e Ranau

Scritto da Tripluca il 3/06/2008

La diarrea al tempo del Songkran

12. Amor a la Filippina

Un racconto che si avventura dove nessuna storia aveva avuto il coraggio di andare a parare

13. Tra la rain forest e Ranau

In realtà  ho definitivamente chiuso con Faiza solo la sera dopo, quando le ho chiesto se era già  arrivata a Semporna e lei mi ha risposto che non ci era andata e si sarebbe fatta sentire appena si fosse liberata dalla misteriosa zia. Così dopo un giorno di noia sull’isola di Manukan, dove l’acqua era infestata di altri nemici invisibili, quel plancton che ti pizzica mentre sei in acqua senza lasciarti segni una volta che ne esci, mi sono organizzato il week end al tanto pubblicizzato Kota Kinabalu National Park.

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Amor a a Filippina

Scritto da Tripluca il 30/05/2008

La diarrea al tempo del Songkran

11. Nemici invisibili

Un racconto che si fa sempre più intimo e piccante

12.Amor a la Filippina

La prima cosa che faccio appena lasciati i bagagli in ostello, come del resto in ogni paese che visito, é comprarmi una sim locale per il cellulare e mandare subito un messaggio a Faiza. Il mattino dopo provo a telefonarle: il telefono squilla ma poi sembra mettere giù senza rispondere. Mi é già  successo in passato di incontrare in viaggio ragazze che mi lasciano il numero e poi si negano, classico comportamento adolescenziale che ho deciso per questa volta di non fare passare liscio. Se mi lasci il numero poi mi devi dire in faccia che non vuoi incontrarmi o che, ma non ti permetto di liquidarmi semplicemente ignorando le mie chiamate, per cui continuerò insistentemente a telefonarti fino a quando non avrai il coraggio di rispondere al telefono.

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