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Lo Zoo di Lhasa

Scritto da Tripluca il 5/06/2007

Il PotalaLhasa, Tibet, un sogno per molti viaggiatori, una meta ambita per lungo tempo dalla maggior parte dei Backpacker di mezzo mondo. Il Potala, l’ ex residenza estiva di sua Santità  Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama, il Tempio Jokhang con il suo circuito del Barkhor, il Monastero di Sera, sono tutti monumenti che vanno oltre il semplice concetto di turismo, Lhasa rappresenta nell’ immaginario collettivo una sorta di punto d’ arrivo, la Casa Madre di quella spiritualità  che risiede in ognuno di noi. La maggior parte delle persone che arriva a Lhasa non lo fa certo a cuor leggero, si informa, studia, cerca giustamente di arrivare preparata ad un appuntamento cui spesso si é guardato per anni con aria sognante, si insomma, non si arriva certo per caso in Tibet, ma é forse proprio questo il primo errore che molti turisti commettono, costruirsi un ideale “Shangri-la” che possa jokhang-temple.jpgsoddisfare le migliori aspettative. Occorre dire che se le aspettative riguardano la Natura, gli scenari unici che il tetto del mondo può concedere, esse andranno appagate in pieno, in Tibet come in pochi altri posti al mondo Madre Natura s’é data da fare regalandoci panorami mozzafiato che perfettamente si sposano con la filosofia Buddhista, spettacoli come il lago Namtso (4700 mt.) e il Monastero di Ganden bastano per giustificare questo viaggio, se viceversa le vostre aspettative andranno oltre, se cercherete tracce importanti di quella cultura che per più di un millennio ha caratterizzato questa regione occorrerà  prepararsi ad una grande delusione, una delusione si badi bene che si deve voler guardare in faccia, senza false ipocrisie.
Il rischio in casi come questi é quello di voler vedere quello che si vuole e non come stiano veramente le cose, rifiutando forse di macchiare un altissima aspettativa, che però, in quanto tale andrebbe confrontata, con una buona dose di discernimento, con la realtà .
La realtà  é che il Tibet e Lhasa in particolare sono in tutto e per tutto una nazione e una città  occupata, civilmente e militarmente.preghiere1.jpg Il Potala domina la città  con la sua fierezza é vero, ma occorre anche dire che trattasi ormai di una sorta di museo religioso con tanto di cassa all’ entrata (10€ circa l’ ingresso giornaliero) e pennone con bandiera cinese sventolante, il Tempio Jokhang (7€), il più famoso ed importante per i buddisti Tibetani é sì al proprio posto in centro della città  vecchia ma é anche circondato da una sorta di cordone di sicurezza di poliziotti cinesi che vigila da appositi capannelli posti a 20 mt. gli uni dagli altri.
Capisco che tornare da un viaggio sognato per anni e raccontare di posti di blocco, caserme grandi come quartieri e Tibetani ghettizzati non sia esattamente una bella cosa ma bella o brutta é comunque realtà  e la realtà  ha un nome: “Zoo”.
La parte vecchia di Lhasa, un dedalo di vie che si snoda attorno al Tempio Jokhang, é volutamente tenuto in piedi dall’ amministrazione locale in modo tale da poter soddisfare le migliaia di turisti che annualmente portano grandi somme di denaro nelle casse cinesi, il ragionamento é molto semplice, i turisti vogliono templi, cultura locale, forse anche un tocco di misticismo e il governo cinese ne fornisce un piccolo esempio, esattamente come quando, ancora bambini, si veniva portati allo Zoo a vedere il leone, la scimmia, la giraffa, pagando per poi tornare a casa e dire con aria entusiasta “Oggi ho visto l’ ippopotamo”, tanto quanto si paga per andare a Lhasa, visitare il quartiere vecchio e poter poi dire “Ho visto i Tibetani, ho visto la cultura tibetana”, omettendo però di dire che il leone per millenni é vissuto libero, fiero, senza sbarre che ne delimitassero il proprio territorio.
I Tibetani, i Monaci in particolare, devono fare molta attenzione a come si muovono, a quello che dicono e a chi lo dicono, lo straniero stesso non é esattamente libero di muoversi a piacimento in Tibet, controlli, permessi e altri metodi per estorcere legalmente denaro sono all’ ordine del giorno e di tale ricchezza nulla finisce nelle tasche locali.
L’ albero del turismo Tibetano ha radici a Lhasa ma i frutti vengono colti a Pechino, lasciando solo le briciole ad un popolo indigeno che vede diminuire le proprie già  scarse libertà  giorno dopo giorno. Qualcuno obietterà  che i cinesi hanno portato strade, scuole, energia elettrica, ma il rovescio della medaglia é che nelle scuole si insegna solo il cinese, niente più lingua tibetana, le strade servono per poter far arrivare più cinesi e più turisti, l’ energia elettrica é ancora oggi un miraggio nei villaggi fuori Lhasa, un miraggio che spesso ha il nome di un generatore cinese vecchio e sgangherato.
Il grande governo cinese é riuscito nell’ impresa di costruire un opera faraonica come la ferrovia che collega Lhasa a Pechino ma lo stesso governo non muove un dito per aiutare i Tibetani e conservare la loro millenaria cultura, pensa viceversa a globalizzare, a rendere “facile” la vita degli immigrati cinesi.
Oggi Lhasa é una città  che ospita 250.000 abitanti, ma se si esclude il quartiere vecchio si può parlare di un anonima e grigia città  cinese come ce ne sono a centinaia, negozi di elettrodomestici, ristoranti, lhasa-moderna.jpgbar e discoteche la fanno da padrone, non che ci sia niente di male intendiamoci, semplicemente stranisce un po’ sentir sempre parlare di Buddismo, di sensazioni uniche per trovarsi poi in un Karaoke locale in compagnia di gruppi di cinesi sbronzi. Fortunatamente esistono ONG che operano a Lhasa e dintorni e sopperiscono al ruolo che dovrebbe essere naturalmente statale (siamo pur sempre in un paese socialista), Comunidadhumana é solo una delle decine di associazioni che si occupano di costruire scuole, acquedotti e fornire assistenza sanitaria in quei villaggi altrimenti dimenticati dalle istituzioni locali.
Un ringraziamento particolare a Guzman, ragazzo spagnolo che coordina il gruppo di volontari, conosciuto grazie a Sara, la dottoressa del gruppo nonchè mia compagna di viaggio per un certo periodo, sono loro infatti ad avermi dato la possibilità  di conoscere un Tibet diverso, forse meno spettacolare ma sicuramente più vero, anche se verità  in questo caso fa rima con povertà .
I villaggi nei dintorni di Lhasa sono perlopiù formati da clan di seminomadi, si procede in prima istanza ad un sommario censimento, distribuendo nel caso medicinali di prima necessità , una volta guadagnata la fiducia si passa alla progettazione di infrastrutture vere e proprie come depuratori per l’ acqua prima e scuole poi.
Spesso l’ energia elettrica é garantita da un generatore, ma solo per la casa del Capo del Clan, altrove solo un fuoco arde al centro delle tipiche case Tibetane, spoglie ma con un fascino, questo si, originale.
I bambini in particolare hanno occhi incrostati e mostrano chiari segni di denutrimento, problema questo, dovuto ad una dieta in cui sono praticamente assenti frutta, verdura e pesce mentre sono presenti solo tsampa, farina d’ orzo tostata, carne e burro di yak, non certo un alimentazione completa.

bambini-sara.jpg bimba.jpg scuola.jpg

All’ improvviso Lhasa e le sue bancarelle, le sue luci, Lhasa la cinese mi pare lontana come non lo é mai stata, condannata ad essere l’ ombra di se stessa per potersi garantire un futuro in cattività , un futuro posto peraltro in mani che potrebbero decidere da un momento all’ altro di chiudere lo “Zoo” una volta per tutte.

Luca Ticozzi

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