Bolivia al referendum sulla nuova costituzione
Scritto da Tripluca il 17/01/2009
Molte persone in questi mesi mi hanno chiesto : “Ma cosa sta succedendo in Bolivia?” Le notizie di violenze e di persone uccise, infatti, hanno ormai raggiunto anche le grandi catene televisive mondiali.
Il paese vive una situazione di equilibrio precario da almeno quattro anni, un’ebollizione che i miei amici boliviani chiamano “Processo del cambiamento “, poichè’ riflette il passaggio dalla vecchia gestione politico amministrativa dello stato legata all’elite bianca, alla gestione del paese da parte della maggioranza indigena, rappresentata dal presidente Evo Morales e dal Movimento al Socialismo.
La Bolivia non e’ un paese facilmente decifrabile, soprattutto per una persona con una mentalita’ occidentale. E’ un paese che e’ difficile catalogare, data l’originalita’ delle parti in causa. Gli attori di questa rivoluzione sono infatti vari e vanno oltre la breve descrizione che posso dare in questo spazio. Anche i piu’ attenti analisti del processo boliviano sono continuamente sorpresi da avvenimenti incredibili e inaspettati, colpi bassi, manovre strategiche, tattiche militari e attivita’ mediatiche, senza contare gli episodi di violenza.
Ma, andando con ordine, vi riassumo per brevi tappe quello che e’ successo fino ad oggi ed in particolare cio’ che e’ accaduto in questi ultimi mesi decisivi per la democrazia.
Continua a leggereBolivia, paese in ebollizione
Scritto da Tripluca il 13/04/2008
La Bolivia é un paese ad alta temperatura, sembra una di quelle solfatare dove c’é l’acqua che bolle e ogni tanto un geyger manda un getto e si prende paura. Il processo del cambiamento socio-politico iniziato con Evo Morales nel 2005 é un profondo scossone al sistema della società in Bolivia. Il processo mette in discussione la gestione del potere dando forza ai movimenti sociali specialmente indigeni, cercando di togliere forza alle famiglie che tradizionalmente gestivano il paese. L’economia ha spostato il proprio baricentro e adesso si concentra in Santa Cruz e non più a La Paz. Il governo tenta di cambiare le regole in tutti i settori della vita dove il potere tradizionale comandava, stabilendo regole più rispettose delle diversità e la costituzione che ne sarebbe il riassunto é ancora in una difficile fase di approvazione.
Continua a leggereEvo Morales occupa
Scritto da Tripluca il 17/06/2007
Mauro Furlan, ex-cappellano di Martellago, Venezia, ha sciolto i voti qualche anno fa e da allora si è dedicato alle favelas Brasiliane, riportiamo alcune sue lettere
Cari amici,
sono ritornato da un mese a Rio de Janeiro. La situazione é molto tesa, la violenza si percepisce maggiormente a causa del forte controllo della polizia in preparazione dei giochi olimpici Pan-Americani. La polizia non vuole problemi per il periodo di luglio e agosto e per questo aumenta il controllo e le azioni repressive. Dal primo gennaio 07 ad oggi in Brasile i morti per arma da fuoco sono più di 15 mila. Dopo molto tempo di silenzio invio due articoli scritti il mese scorso sulla situazione in Bolivia. Mauro
Evo Morales occupa simbolicamente le raffinerie della Petrobras in Bolàvia
Maggio 07
Il presidente della Bolivia Evo Morales ha occupato simbolicamente in questo sabato le due piccole ma strategiche raffinerie ricomprate dalla Petrobras, facendo un altro passo nel processo di nazionalizzazione della industria petrolifera iniziato il primo maggio del 2006.
“Stiamo solo compiendo il mandato del popolo boliviano” ha detto il presidente. La politica di Morales per la nazionalizzazione del settore petrolifero e del gas si deve estendere alle miniere e alle telecomunicazioni rispettando il diritto di proprietà delle imprese straniere.
Ha informato inoltre che sta portando avanti la campagna contro il CIADI( centro internazionale per gli accordi e le divergenze relative agli investimenti) organismo della Banca Mondiale che dirime le controversie tra stato e imprese private: lo accusa di favorire le multinazionali per “saccheggiare i paesi poveri”
Morales ha invitato a celebrare questo “Giorno della Gioia” due giorni dopo aver firmato l’accordo con la Petrobras per ricomprare le due raffinerie a 112 milioni di dollari. La Petrobras aveva comprato le raffinerie per 104 milioni di dollari dall’ impresa statale boliviana YPFB nel 1999 nel processo di privatizzazione del settore.
Il presidente boliviano ha rivelato che l’acquisto é stato concretizzato dopo una lunga negoziazione affinchè le raffinerie di Cochabamba e Santa Cruz ritornassero di proprietà dello stato Boliviano. La Petrobras era partita da un prezzo iniziale di 200 milioni di dollari, passando poi ai 153 e firmando per 112 milioni di dollari. La transazione commerciale coinvolge le raffinerie di Villarroel (Cochabamba) e Elder (Santa Cruz), la cui capacità di produzione é di 40mila barili al giorno che rispondono alla totale domanda interna per quanto riguarda la benzina e al 70% per il diesel.
Il ministro delle Miniere ed Energia brasiliano, Silas Rondeau, ha confermato l’operazione, aggiungendo che il governo boliviano assieme a quello brasiliano devono formare una equipe mista per coordinare il trasferimento.
Mauro Furlan
Continua a leggereDove vanno gli indumenti usati?
Scritto da Tripluca il 17/06/2007
Mauro Furlan, ex-cappellano di Martellago, Venezia, ha sciolto i voti qualche anno fa e da allora si è dedicato alle favelas Brasiliane, riportiamo alcune sue lettere
Dove vanno gli indumenti usati?
Produttori chiedono la legge che protegge il “Made in Bolivia”
Santa Cruz,Bolivia. Anche ieri come ormai da alcuni giorni si é svolta una manifestazione per protestare contro l’importazione di vestiti usati. I produttori nazionali di indumenti vogliono far pressione sul governo per rendere legge il decreto 28761 “vestiti vecchi”, in modo da impedire l’importazione di indumenti usati e favorire la produzione nazionale.
Yaneth Cofiel, dirigente provinciale dei confezionisti, ha assicurato che chiederà all’esecutivo una protezione reale della produzione nazionale, come avviene negli altri paesi.
Gli indumenti usati arrivarono in Bolivia negli anni “˜80 come donazione e aiuti umanitari dopo il succedersi di alcuni disastri naturali. Alla fine degli anni “˜80 un gruppo di persone fiutarono un grande affare commerciale sfruttando un diverso e disonesto utilizzo dei vestiti. Si parla di undici famiglie in Bolivia a capo della gestione di questa importazione legale e nello stesso tempo illegale.
Nell’intervista con i giornalisti Yaneth Cofiel ha dichiarato <L’entrata di indumenti usati ci ha colpiti terribilmente. I piccoli produttori hanno dovuto emigrare e qualcuno si trova in condizione di schiavitu in Argentina e Brasile e tutti lavoriamo con prestito delle banche.L’industria nazionale paga le tasse e questo contribuisce al bene del paese, cosa che non succede con l’ importazione. La Bolivia sta diventando la discarica dei paesi ricchi>.
La decisione di bloccare l’importazione e di fissare il marzo 2008 come chiusura delle frontiere per tali prodotti é stata accettata in una direttiva del governo firmata nel 2006 assieme alle categorie sindacali.
A tal proposito il Ministro della Produzione e Microimpresa, Celinda Sosa, ha detto chiaramente che la commercializzazione di indumenti usati ha contribuito in modo enorme al deterioramento dell’ economia nazionale e per questo non sarà prorogato il periodo stabilito fissato al marzo 2008.
Il governo si é impegnato per la riconversione produttiva del settore. Sosa ha spiegato che il progetto di Riconversione Produttiva si apre a tre opzioni: l’accesso al credito e alla tecnologia, permettere di diventare operai del settore tessile e infine l’apertura di microimprese dato che tra i venditori di vestiti usati ci sono ex confezionisti,.
I venditori di vestiti usati si difendono dicendo che <la direttiva é stata firmata da una sola organizzazione, mentre la maggioranza delle organizzazioni non é d’ accordo>. Dicono inoltre che < i dati delle persone coinvolte non sono esatti. Non sono 15 mila famiglie come dice il governo, ma di 250 mila famiglie. Il commercio dei vestiti usati é cresciuto tanto anche perché costa poco e questa é stata una alternativa di sopravvivenza per molte persone che hanno perso il lavoro>.
Da inchieste fatte dal governo si dimostra che il commercio di indumenti usati é cresciuto come una ragnatela impenetrabile, con un impatto negativo sia economico che sociale per il paese. Ci sono clan famigliari che dominano il mercato, una struttura forte e consolidata e una popolazione complice. La maggioranza delle persone che gestisce questo commercio si trova nella zona di Oruro e La Paz. Ci sono varie rotte attraverso le montagne, che i trasportatori usano per evitare la dogana. Si registra anche un lavoro di contrabbando denominato formica, nella zona terra di nessuno al confine tra Cile e Bolivia. Le montagne di pietra che sorgono nell’altipiano dei quattromila metri sono silenziose testimoni di tutta la “maraà±a” creata con il commercio di indumenti usati.
Uno studio dell’Istituto Boliviano del Commercio del 2005 riporta dati allarmanti. La dogana ha registrato un’ importazione di 2 milioni di dollari, mentre il contrabbando si é stimato sui 38-40 milioni.
Mauro Furlan
Continua a leggereUna domenica che non dimenico
Scritto da Tripluca il 24/08/2006
SABATO: Nonostante sono due giorni che mi tormenta un fastidiosissimo mal di gola, la sera esco lo stesso. Prima a cena con Brendon, un neozelandese conosciuto qui: una fondue eccellente e abbondante, bagnata da due bicchieri di buon cabernet locale. (5euro con la mancia). Poi alla festa salsa con Margot, la sua insegnante di spagnolo, e figlia (!). Provo un ottimo “Evo Morales”, cocktail a base di foglie di Coca.
DOMENICA: Sveglia presto per andare al mercato di Tarabuco, il più grande della Bolivia. Il Mercato non é in realtà¡ tanto grande, ma finalmente prendo coscienza di quelli che sono i prezzi locali dell’artigiano locale, soprattutto dei pregiatissimi maglioni di Alpaca. Consumando due pacchetti di fazzolettini e un rotolo di carta igienica per il naso che mi cola (é il classico decorso delle mie faringiti), mi trasformo in una donzella nel giorno dello stipendio ed entro in uno stato di transhoppingcompulsivo.
Soddisfatto e stremato arrivo in albergo verso le 15.00, il tempo di svaccarmi sul letto qualche minuto, fare il mio veloce lavoro domenicale e mentre mando la mail dall’internet point dell’hostal, comincio a non sentire letteralmente piu le braccia e le gambe.
“Devo andare all’ospedale d’urgenza”
dico con insospettabile lucidità al vecchio padrone che mi risponde pacifico
“una cuadra a basso e poi una a destra”,
senza preoccuparsi che forse non ci arrivo camminando.
Per fortuna ci arrivo.
Visita alla guardia medica.
“Hai la pressione molto bassa (60-80), 38 di febbre, sei completamente disidratato, in piu qualcosa che hai mangiato o bevuto al mercato ti ha fatto male. Devi andare alla farmacia, una cuadra por abajo a prendere questo questo e questo che ti faccio una flebo.
Cioé, devo andarci da solo????
Si.
Ce la faccio.
Mi faccio (mi fanno) la flebo di vitamine e proteine (che a memoria é la prima della mia vita e questo mi fa riflettere in che condizioni si riducono i cilisti per averne bisogno sempre a fine gara).
Visto che ci siamo, mi fanno pure un’iniezione per abbassare la febbre e finalmente dopo ondate di brividi gelidi e una dormita, verso le otto di sera sono pronto per essere dimesso e tornare in ostello.
Poco più di 9euro (15 bolivianos per la consulenza medica, 10 per l’uso del letto, 68 per l’ambaradan di medicinali, compresigli antibiotici che sto continuando a prendere e che finalmente oggi mi hanno fatto dire a chi me lo ha chiesto: sto bene, grazie) per rimettermi in sesto, alla fine la sanità¡ boliviana non é nemmeno tanto male.
Della gente invece non posso dire altrettanto, ma di questo parlerà³ in un’altra occasione.
Solo due annotazioni veloci nella mia ultima sera a Sucre, visto che domani alle 11 ho il volo per La Paz:
1) In questi giorni di convalescenza ho preso 10 ore di lezioni private di portoghese (al costo complessivo di 37 euro): Eu falo agora, sou listo pou Brasil
2) Tra due giorni inaugurano il Museo di Orck, nel più grande sito di impronte di dinosauri al Mondo, a 5km dal centro di Sucre. La nostra guida, un personaggio leggendario, ci ha detto che non sarà¡ più possibile vedere le impronte di dinosauri da distanza ravvicinata come abbiamo fatto noi.
Ce l’ho fatta per un soffio.
Continua a leggere
