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Politicamente scorretto: l’America dell’ingiustizia e della speranza

Scritto da Tripluca il 23/08/2007

Pochi conoscono l’America (non solo Latina) come Gianni Minà . Giornalista vecchia maniera e quindi inviso sia alla destra di cui combatte le idee economiche, che alla sinistra di cui denuncia le ipocrisie, da dieci anni Gianni Minà , non trovando più spazio nella Rai per cui ha prodotto programmi che hanno fatto la storia dell’azienda, conduce attraverso i film documentari e la carta stampata la sua battaglia di giornalista fuori dal coro, stigmatizzando interventi approssimativi, ambigui o reticenti e smentendo le versioni ufficiali con la forza indiscutibile dei fatti.

copertina libro Il suo nuovo libro, Politicamente scorretto é la raccolta degli articoli scritti negli ultimi 10 anni. Letti tutti in fila può risultare ripetitivo in più di un passaggio, ma c’é da dire che la maggior parte delle storie che raccointa sono quasi sempre sistematicamente ignorate dai media.

Politicamente scorretto é prima di tutto un atto di accusa verso gli Usa e la politica imperialista verso quello che hanno sempre considerato il giardino di casa. E un difesa appassionata per Cuba e il miracolo sociale che la revolucmion ha creato in un contesto, pur senza mai negare le mancanze di libertà  nel regime di Fidel Castro.

Allo stesso tempo Minà  osserva come il continente desaparecido é ricomparso. E’ dall’America Latina che oggi vengono le più serie proposte alternative sociali ed economiche al pensiero unico dominante. A partire dal Social Forum di Porto Alegre, all’emergere di capi di stato come Hugo Chavez, Evo Morales o lo stesso Lula, che stanno attuando una politica sicuramente poco gradita ai potenti del mondo che hanno sempre sfruttato le risorse dell’America Latina, ma i cui effetti benefici sulle popolazioni indigene sono tangibili.

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Costo viaggio in Nicaragua

Scritto da Tripluca il 26/06/2007

di Michele Spiriticchiowww.viaggiareliberi.it

Questi i costi del mio viaggio in Nicaragua, fatto dall’8 al 28 gennaio 2003

Moneta locale: cordoba (molte volte sentirete parlare di pesos e di reales…)

Cambio (rate change ) 14,56 cordobas = 1 $ Usd (0.93 €) (gennaio ‘03)

Spese:

755 euro tax incluse (Iberia) il volo andata su Managua, Nicaragua-ritorno da San José Costarica

600 euro circa in loco, di cui:

5 $ tax entrata in Nicaragua,

85 $ volo a/r per Big Corn Island

3 $ tassa terrestre uscita Nicaragua

17,5 $ hotel Morgut di Managua

10 $ Hotel Los Delfines a Little Corn Island

21 $ bungalow Derick’s a Little Corn Island

20,5 $ hotel Alajuela a Alajuela in Costarica

400 $ cambiati in banca

totale 1355 euro dal 8-28 (29 in Italia) gennaio

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Nicaragua: quella sensazione di vuoto a Managua

Scritto da Tripluca il 26/06/2007

di Michele Spiriticchio – www.viaggiareliberi.it

Invece arriviamo all’aeroporto Augusto Cesar Sandino di Managua, Nicaragua alle 1.33 del 9 gennaio 2003.

Le procedure doganali sono veloci e paghiamo al controllo passaporto la tassa d’entrata nel paese di 5 $ USD. In aereo ci viene consegnato anche la tarjeta d’ingresso che compiliamo e che ci viene timbrata all’aeroporto ( da tenere sempre con sé con il passaporto; consente la permanenza in Nicaragua per 3 mesi…).

Ritiriamo lo zaino e usciamo dall’aeroporto; é notte e subito alcuni tassisti ci offrono il loro servizio, sparando tariffe facili per un turista appena arrivato, ma grazie ai miei informatori conosciuti via email (Claudio, Mirco, Lemy, Massimiliano ) so che non dovrò spendere più di 15-20 cordobas, la normale tariffa diurna a Managua per qualsiasi destinazione. Anzi, dovrei anche evitare i tassisti fuori dall’aeroporto e andare direttamente sulla strada di fronte, uscendo dai cancelli, per un taxi dal lato opposto che vada verso sinistra…( verso ovest insomma…).

Ma il buio, e l’impatto così precipitoso ci fanno alla fine cedere a uno di questi che ci conduce nel barrio Martha Quezada per ben 10 $ (ma altri chiedevano fino a 20 $ !!). Dico al taxista di portarci all’hotel Jardin de Italia che però sembra sia chiuso a quell’ora, come peraltro la maggior parte degli hospedajes di Managua. Questo secondo i tassisti furbacchioni…!

Le strade sono deserte e buie, l’illuminazione é ai minimi termini e non c’é nessuna insegna di hotel accesa; come primo impatto Managua mi appare come una città  appena uscita da un bombardamento, dispersa in quartieri lontani fra loro, con ampi viali male asfaltati e pieni di buche e fratture che costringono l’autista a continui rallentamenti…

E questa é Managua, la capitale del Nicaragua !

Ma non si può non vedere che ogni casa, palazzo, negozio, ufficio, insomma ogni abitazione é “chiusa” da cancellate, fili spinati, gabbie metalliche cha fanno molto pensare…; sembra che la delinquenza qui sia a livelli insopportabili; o é solo un retaggio degli anni passati ?

Davanti al Jardin de Italia, ci si para davanti un ragazzo che sembra monco; il tassista subito blocca le portiere e tira su i finestrini, suona per svegliare qualcuno dell’hotel, dalla finestrella dietro una grata la signora ci manda al diavolo forse spaventata dal trambusto del taxista e del ragazzo che chiede qualcosa e alla fine si crea la confusione cercata e ottenuta dal taxista ( furbo lui, e polli noi ) che infine riesce a condurci al “suo” hotel, perché noi ormai siamo stanchi morti, senza voglia di imporre altre soste qui al buio ( non mi raccapezzo dove sono, potrei anche essere altrove…!), di notte, quando tutti dormono e sono “chiusi” dentro.

“Ok, va bene, portaci al Morgut“, dico io, che é vicino al terminal degli autobus per Leà³n, visto che tra qualche oretta partiremo proprio per questa cittadina. Il Morgut é un hotel tre stelle, un vigilantes appostato appena dietro la porta finestra vede il taxi fermarsi e allora ci apre; alla nostra richiesta di una camera va a svegliare un signore che dorme profondamente.

Beh, per una camera “doble” con bagno in camera da 40 $ riesco a scendere solo a 35 $ da saldare subito; “porque sono precios impuestos” mi risponde il seà±or, ma noi dovremo dormire solo per 5-6 ore, presto lasceremo la capitale per dirigerci a Leà³n; della televisione non so che farmene, l’aria condizionata che spengo subito perchè non voglio ammalarmi il primo giorno ( almeno aspettiamo una settimana…) e poi é rumorosa ( come sempre…). Maurizio accenna che potevamo starcene in aeroporto, e aspettare che faccia giorno….ma sono solo parole così….dette col senno di poi..

Verso le 8.00, lasciamo il Morgut, e in taxi ( costo 14 cordobas=1 “dollarito”…), ci facciamo portare al terminal Israel Lewites, dove c’é anche il mercato omonimo. Prima però passiamo davanti alla cattedrale vieja di Managua, abbandonata e in disuso dal 1972 anno in cui il terremoto rase al suolo Managua. Non ci sono fondi per ripararla, e alcune transenne impediscono di entrarci. Dalla cattedrale, proprio vicino c’é il malecon sul lago di Managua, inquinatissimo e con un susseguirsi di bar e comedores.

Ma il ricordo più grande che vorrei esprimere é la sensazione di “vuoto” che dà  Managua, un’atmosfera surreale, quasi da città  fantasma, che appare più una periferia continua di una presunta grande città , per giunta capitale.

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Cuba: questa è gente speciale

Scritto da Tripluca il 26/06/2007

di Michele Spiriticchiowww.viaggiareliberi.it

Osservare Cuba é come vivere in un quadro dai mille colori, percorrere Cuba significa sentirsi la vita addosso…

Ho mille foto da pubblicare, ma credo che negli occhi mi rimanga ancora l’immagine di un vecchietto con le lacrime agli occhi che mi chiedeva aiuto, un aiuto per come stava…lacrime di vergogna…lacrime che a Cuba si fa fatica a immaginare….

Io a Cuba vorrei tornarci per rivedere i paesaggi che non riesco a dimenticare, gli occhi lucidi che stanno per piangere di vergogna, i campi che non finiscono mai, la gente che ti guarda la lontano…”

Ho viaggiato a Cuba come di consueto avendo solo il biglietto aereo andata e ritorno ( ma quando farò un viaggio con il biglietto di sola andata ?), poi una volta arrivati a La Habana é iniziato il viaggio lungo tutta l’isola, o quasi…

Io, Maurizio, Claudia e Michele che d’ora in avanti chiamerò il nià±o visto che spesso é stato chiamato così per essere il più giovane, abbiamo girovagato l’isola con taxi particular e autobus rinunciando al noleggio dell’auto sin dall’inizio a La Habana…

…I cubani sono gente molto speciale !

Ho visto cubani a cui avrei voluto stringere la mano, e anche mischiarmi a loro mentre ero in macchina, mentre ero con gli occhi fissati ad ammirare un panorama che non dimenticherò mai, e le foto mi aiutano in questo, cubani che lavoravano chini sul campo, e cubani che ti guardano e tu non sai cosa stanno pensando, cosa stanno patendo, cubani schiacciati su un camion che tornano a casa dopo il lavoro…

Ho visto pianure sterminate e le nuvole, sì le nuvole che sembravano messe lì apposta per incominciare un quadro,

e le schiene sudate e abbronzate, i bambini che escono da scuola con i grembiuli tutti uguali e che si mettono davanti all’obiettivo sorridenti…

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Puerto Rico – Isla del encanto

Scritto da Tripluca il 28/05/2007

Targa auto “Puerto Rico, l’isola più piccola delle Grandi Antille, é l’unico luogo dei Caraibi dove cultura spagnola e nordamericana si fondono armoniosamente. Il territorio, al suo interno, é ancora inesplorato dato che per decenni il turismo raramente si é spinto oltre le spiagge e i casinò di San Juan. àˆ una meta turistica, quindi, all’insegna della natura incontaminata e del divertimento balneare.”

Questo é quello che ho letto da un trafiletto recuperandolo da un sito di viaggi.
E’ tristemente ovvio vedere come vengono occultate le informazioni per non danneggiare il business (cosa che avviene oramai un pò ovunque).

Puerto Rico o letteralmente “Porto Ricco”, colonia spagnola scoperta nel 1492-43, fù invasa dagli Stati Uniti d’America il 25 luglio del 1898 con lo scoppio della guerra ispano-americana. La Spagna fu obbligata a cedere l’isola e da allora molte delle caratteristiche dei Portoricani ispanici sono scomparse per lasciar posto all’educazione americana “patria della democrazia” e per diventare una rinomata meta turistica e un importante centro industriale e farmaceutico.

Ho avuto modo di girare per l’isola in auto, vedere diverse spiagge molto belle, mangiare ottimo cibo tipico del posto, come per esempio le banane cucinate in tutti i modi, piuttosto che pesce fresco, riso, fagioli affogati in squisite salse di carne, e quant’altro.
Il bagno immersi nelle acque limpide dell’oceano a 34° a febbraio é sempre suggestivo ma più che altro rilassante!

San Juan é decisamente vicina alle nostre concezioni metropolitane. In città , le casine colorate con colori pastello scompaiono, a differenza di come si trovano in periferia, lasciando spazio ai troppi alberghi.
Purtroppo a San Juan esiste molta criminalità , per fortuna non avuto disavventure, perciò ne parlo solo per sentito dire, il problema però é molto serio.

Le persone sono molto semplici, disponibili, ma blindate dietro le sbarre delle loro case! Case dietro le sbarre Si, questo é un “flash” che mi ha colpito molto, una particolarità  di questo paese che risalta all’occhio e mi ha innescato una serie di domande inevitabili.
Il buon 70% della città  é molto americaneggiante e fa ricordare che Puerto Rico dipende ““ anche se non negli animi delle persone – economicamente e politicamente dagli Stati Uniti.

Vieques - Red Beach Vieques si trova a 10 km dalla costa orientale di Puerto Rico, é un isola molto bella e ancora piena di sapore spagnolo che cela un’altra vergogna degli stati uniti, quella di essere stata usata per test di esplosioni nucleari per ¾ dell’isola. Per molti anni gran parte dell’isola, le punte est ed ovest sono rimaste blindate ai turisti ed ai residenti (molte zone lo sono tutt’oggi) confinate da recinti militari per delimitare zone dove sistematicamente si compivano esercitazioni con tanto di bombe e carri armati devastando letteralmente degli angoli di paradiso compromettendo per sempre gli equilibri.Bandiera Puerto Rico

Riccardo Aborigeni

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Cuba, Old & New economy

Scritto da Tripluca il 1/05/2006

Ragazzo Cubano..TRA SIGARI CON IL BOLLINO BLU E IL NUOVISSIMO CD DI
MADONNA CERCHIAMO DI CAPIRE COME SI VIVE NELLA NUOVA
CUBA DEL VECCHIO AMICO FIDEL…

OLD ECONOMY
Arrivo a Boyeros a casa di Hernandez.
Compro sigari cubani. I sigari cubani si dividono in tre categorie: quelli ufficiali – ovviamente originali – che si acquistano nelle tiendas per turisti e costano una “barbarità ”.
Qui si pagano allo stato cubano i logici requisiti di veridicità  e qualità  del prodotto.
La seconda categoria sono i sigari falsi. Ma quando dico falsi intendo vere e proprie fregature, in quanto di tabacco c’é solo la foglia che riveste il contenuto che é un composto di foglie di banano. Questi sono i sigari che si vendono nella calle, da abili chulos che li appioppano a turisti sprovveduti che pensano di fare un grosso affare, oppure dalle jinetere (letteralmente “cavallerizze”, nomignolo attribuito a Cuba alle ragazze che vanno con i turisti) al proprio novio (fidanzato) che, grazie alla forma estatica in cui versa, comprerebbe pure Fidel Castro.
La storia che propinano é sempre la solita. Narra di un fantomatico cugino (Cuba é un intreccio di cugini) che, lavorando in una fabbrica di puros (sigari), per arrotondare il magro salario ogni tanto ha l’occasione di rubare qualche scatola per rivendersela. Effettivamente la confezione trae in inganno un occhio inesperto; le scatole sono come quelle originali con tanto di targhette di monopolio e timbri ufficiali. Purtroppo, chi ne compra una scatola non sa che fumerà  una Chiquita.
L’ultima categoria é rappresentata dal falso d’autore. In questo caso il prodotto é buono (il tabacco é veramente tabacco) ma, ovviamente, non proviene dalle fabbriche ufficiali. In questo caso nessuno ti racconterà  fandonie, e se sei arrivato a loro – i distributori come Hernandez – é perché sai che vuoi jineteare a tua volta un buon prodotto, che tu stesso spaccerai come autentico e che sai già  che corrisponde alle caratteristiche peculiari di qualità .
Questo commercio parallelo fa felici molti individui: da chi vende a chi compra.
Il prezzo medio di una scatola si aggira sui 20-25$ e sono tutti giustificati dal guadagno che, se hai i giusti canali di distribuzione del prodotto, puoi sicuramente
realizzare. L’economia sommersa dell’isola somiglia ad una gigantesca borsa nera che si intreccia con il mercato della ricettazione. Si ruba, si vende, si campa.
Per organizzare il mio viaggio a Santiago de Cuba ho recuperato 50 litri di benzina normale in un sobborgo habanero.
Havana, Cuba Ho riempito due taniche a meno di 3 pesos cubani al gallone e altrettanto farò a Baracca, pagando forse qualcosa in più. Giro con una Fiat Uno con targa particular ma evito il più possibile di rifornirmi ai prezzi ufficiali imposti dallo stato.
Cuba é un universo di compromessi che poi ritrovi materializzati all’interno di vecchie case, sotto forma di impianti hi-fi, televisioni a colori, videoregistratori e PC addirittura collegati clandestinamente ad internet, che rappresentano lo status symbol di un benessere del quale il popolo cubano é comunque grato al regime.
L’introduzione di un mercato parallelo é la vera rivoluzione nella rivoluzione; é già  il “dopo Fidel” anche se il potere militare ha acquisito nuova forza preparandosi agli investimenti nordamericani, logica direttrice economica per Cuba.
Cuba dai due volti. Quello del machetero che coltiva la sua terra e rivende il raccolto magari in mezzo alla Carrettiera Central o quello del dipendente statale che vive del salario e della libreta e, perchè emarginato dai circuiti turistici, non godrà  di altri benefici a meno che non indirizzati dalla sorella o figlia jinetera.
Ma é anche quello del camarero di un famoso bar dell’Avana che, con i suoi traffici, guadagna fino a 150$ al giorno, stando in combutta con camajan (gay) o chulos
che si fanno offrire falsi drink pagati da turisti amichevoli, e lucrando ambedue (il cameriere e il chulo) sulla differenza del tipo di bevande ordinate e realmente preparate.
Conobbi un italiano (un camajan) che, con la scusa di essere l’angelo custode di connazionali in vacanza, si faceva invitare al bar, bevendo falsi Cuba libre (in realtà 
erano delle semplici Tropicola, la coca-cola cubana) e dividendo la differenza del costo tra un drink e un soft drink con il cameriere di turno.
Traffici nei quali gli stranieri residenti ed accreditati da un’impresa straniera non restano indifferenti, acquistando a prezzi speciali (come se fosse un porto franco) nelle
tiendas per turisti, oggetti e soprattutto bevande, che poi rivenderanno sottobanco alla stessa tiendas, che ha il vantaggio di rivendere a prezzi ufficiali i prodotti fittiziamente
già  acquistati dal turista accreditato.

Insomma, tutti campano e tutti si industriano. Se si pensa ad una Cuba come terra di sole jinetere ci si sbaglia alla rande. E i tristi negozi vuoti del Poder Popular restano ppannaggio di foto scattate da nostalgici turisti di mezza tà  che pensano che la colpa della crisi cubana

NEW ECONOMY
Entro nell’androne buio e disastrato di un fatiscente palazzo el Centro Habana. Nonostante la scena mi appaia come quella di un film neorealista ambientato subito dopo l’ultima
guerra mondiale, non mi sorprendo più di tanto nel verificare che nelle antiche e mal ridotte scale non vi é un briciolo di spazzatura. La luce di poche candele di watt ha
il potere di rendere ancor più tetra la scena. Mai un turista dell’Habana Libre o del
Melià  Cohiba entrerebbe qua.
Havana, Cuba Non solo perchè non ne avrebbe alcun motivo ma, soprattutto, perchè gelerebbe di paura supponendo a chissà  quali scene da Bronx.
Il ragazzo che mi fa strada si chiama Luis. E’ un nero, vestito come un nero del Vermont, con pantaloncini e maglietta blu Nike, scarpe bianco immacolato Nike, cappello da baseball Nike.
Capisco che ama le Nike! Con un sorriso sincero a 32 denti mi fa entrare in uno sterminato labirinto fatto di piccole camere e ripostigli dove sono ammucchiati centinaia di libri che, sia in spagnolo che in inglese, trattano l’elettronica e l’informatica.
Ogni tanto scorgo vecchie radio, televisori del tempo che fu, schermi di obsoleti computer ormai spenti da anni.
E, soprattutto, mille aggeggi occorrenti a riparare il riparabile, assemblare l’assemblabile,
costruire l’impossibile. Alla fine delle umide scale si apre un ballatoio dove a destra intravedo un lettino, un comodino e un piccolo armadio. A sinistra un’altra camera
cieca, dove Luis mi fa accomodare sopra un trespolo.
L’aria é afosa e mette in azione un ventilatore che deve avere oltre 50 anni, completamente arrugginito ma ben funzionante.
Sono nel sorprendente regno di Luis. Su di un tavolaccio impera uno schermo da 21 pollici, un megacomputer con due dischi da 30 giga l’uno, masterizzatori, scanner, stampanti e centinaia e centinaia di floppy e CD rom confusi fra manuali ed appunti.
Sono qui perchè lui cattura musica dalla rete, la formatta, la incide su CD e la rivende. Siti come Napster, Gnutella e tutto l’universo degli MP3 e dei file Waw non ha confini per lui. Possiede migliaia di file musicali, ognuno debitamente composto come nell’album originale, pronti ad essere riversati su CD da vendere a turisti e a cubani.
La sua dimestichezza con i programmi é impressionante.
Dà  sfoggio della sua maestria, mostrandomi alcuni file musicali fra i quali passa indenne
aprendo,chiudendo,manipolando decine di programmi operativi.
Vivo fra i computer e so stabilire chi li sa usare e chi no. Luis appartiene a quel ristretto cerchio che, semplicemente, li domina.
Guadagna 6 dollari a pezzo se non gli forniscono il CD e la metà  se gli portano il supporto su cui registrare. Inoltre, Luis, copia. Ogni CD proveniente da terzi rappresenta per
lui un ampliamento del suo archivio. Infatti copia a sua volta il CD originale, che conserverà  di conseguenza nella sua “banca dati” e che rappresenterà  una nuova opzione del suo portafoglio titoli.
Vive 24 ore davanti allo schermo, ormai grande fratello, per guadagnare i soldi che ama spendere come tutti i giovani della sua età .
Mi fa vedere i suoi diversi accessi ad internet, recuperati nel clandestino mondo della vendita della chiavi di accesso, che lo aiutano a piratare musica e software.
E’ sempre pronto a scaricare programmi dalla rete che aiutano a migliorare le risorse del
suo PC e a dinamizzare il suo lavoro.
Non gioca con la chat nè con il trading-on line e ,forse , non sa neppure cosa 锦 ma m’immagino Luis a frequentare una Università  USA, perfezionandosi sul linguaggio
informatico per poi finire in qualche Silicon Valley del mondo.
Invece eccolo qui, bevendo la sua Cristall e destreggiandosi fra CD rom e le richieste che gli pervengono tramite un suo amico nelle vesti di un bravo produttore che, in un andirivieni continuo,gli porge dei minuti fogliettini con le prenotazioni di nuove incisioni.
Quando ci scambiamo le e-mail, segna la mia su di una agendina elettronica recuperata chissà  come in questa strana Avana, anch’essa preda di questa originale New Economy.

di Luca Conti

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