MaRock ‘n’ Roll
Scritto da Tripluca il 14/06/2007
Ne é passato di tempo dal celebre “Suonala ancora, Sam” che ha fatto di Casablanca un’icona del cinema internazionale. Oggi di Sam ce ne sono a bizzeffe e non suonano certo vecchie canzoni americane degli anni Cinquanta. Dal rock al jazz passando per il rap, il reggae e l’hip hop, la scena musicale marocchina ne ha per tutti i gusti con decine di festival e kermesse che infiammano la già calda estate della costa atlantica. Spesso si tratta di piccoli gruppi locali che cercano il successo per andare all’estero, ma altrettanto spesso avviene il contrario: quest’anno a scaldare il pubblico di Casablanca, Rabat e Essaouira e le altre grandi città del regno alawita ci hanno pensato artisti del calibro di Shaggy, Khaled, Youssou N’Dour, Riccardo Muti e Al Jarreau che si sono alternati ad altre centinaia di formazioni con la benedizione di sua maestà Mohammed VI, il griffatissimo re dei marocchini. Tra i tanti festival, il più grande e vario é quello di Casablanca. Con 31 gruppi, 80 manifestazioni musicali, 40 concerti, il festival attira in una settimana quasi due milioni di spettatori tra cui spicca una moltitudine di giovani e giovanissimi in t-shirt con il ritratto di Che Guevara o con le più svariate scritte in inglese che fanno dimenticare di essere in Marocco. A ricordarlo, però, é un inquietante presenza di bevande gassate e colorate che sostituiscono le birre nei chioschi e un esercito di signore con la hijab (velo islamico), messe lì a sorvegliare le figlie che ballano. Del resto, da quando la tv via satellite e’ entrata in tutte le case con trasmissioni come Star Academy, la versione francese e libanese dei programmi di Maria de Filippi, al sogno di vedere i propri idoli su un palcoscenico se n’é aggiunto un altro: quello di salirci. “So che Star Academy é una stupidaggine ““ dice Amina, aggiustandosi il velo colorato che porta un po’ per religione e un po’ per moda ““ ma é più forte di me. Per ora, grazie al satellite, posso solo fare il tifo per i concorrenti marocchini in Libano, Canada e Francia, ma finalmente a ottobre inizierà la versione tutta maghrebina e so già che tiferò per una donna”. Le cifre parlano chiaro: a ottobre quattordici ragazzi e ragazze tra i 15 e i 30 anni, scelti tra i duemila che hanno fatto domanda al produttore Karoui and Karoui Entertainment per il casting, andranno in un castello in Tunisia per essere filmati 24 ore su 24 mentre studiano danza, recitazione o canto con professionisti dello spettacolo, il tutto di fronte a un pubblico di circa 100 milioni di spettatori. La televisione marocchina, comunque, già propone programmi come Studio 2M, che mette a confronto aspiranti showgirls e pop star e ha fatto da apripista per altri format come Lalla Laaroussa, in cui giovani coppie di promessi sposi si scambiano i ruoli (lui stira e lei cambia i pneumatici della macchina) per mettere alla prova la solidità della loro relazione. E, giurano i produttori, il programma ha una funzione pedagogica: “E’ grazie a Lalla Laaroussa che il pubblico ha scoperto che l’età minima per il matrimonio é 18 anni. Prima molti credevano che fosse legale sposare una ragazza sedicenne”. “Della tv-spazzatura avremmo fatto volentieri a meno ““ grida Jawad, studente della facoltà di lingue, cercando di sovrastare il reggae di Gentleman e i suoi duecentomila fans al festival di Casablanca ““ anche se devo ammettere che la tv ha aiutato il cambiamento. Il vero motore del progresso, però, é la Rete che ci permette di comunicare con il mondo e iniziative come il Boulevard des jeunes musiciens (BJM) che ha il grande merito di aver fatto conoscere il dub, il metal e la fusion a tutto il pubblico marocchino”. “Il Boulevard é un’associazione nata nel 1999 ““ spiegano gli organizzatori Momo e Hicham che sono appena tornati da un workshop musicale in Inghilterra ““ il suo scopo é quello di riunire artisti di fama internazionale che, oltre a suonare, siano anche disposti a incontrare i musicisti locali e fare con loro laboratori e seminari”. D’altra parte, quella degli artisti e degli aspiranti famosi é spesso una vitaccia. A mettere loro i bastoni tra le ruote infatti ci sono i gruppi di fanatici islamisti. “Queste musiche e questi spettacoli non ci appartengono ““ tuona dai palchi dei talk show marocchini Abdelilah Benikrane, del partito islamista radicale ““ sono come le sigarette di contrabbando che infestano il Paese. Non é arte, ma un’orgia di donne nude, drogati, satanisti, omosessuali ed ebrei”. Niente di nuovo comunque. Anzi. Il Marocco é da sempre terra di musica, spettacoli e trasgressione come avevano capito già i Rolling Stones negli anni Sessanta: il loro sodalizio artistico con i Jajouka, maestri della musica sacra marocchina, é ancora oggi un gioiello della World Music e un cult per i nostalgici della Beat Generation.
Miss Fashion TV Marocco
Giornalisti da tutto il mondo, una ventina di fanciulle in bikini, un hotel di lusso con piscina e innumerevoli sponsor. Niente di strano per un concorso di bellezza, specialmente se si tratta di Miss Fashion TV, la catena via satellite dedicata al mondo della moda. Ma la tappa marocchina della kermesse ad Agadir, sulla costa atlantica, si é svolta praticamente a porte chiuse: gli organizzatori hanno imparato la lezione del 2002, quando gli islamisti minacciarono di morte Anas Jazouli, il patron di Miss Marocco, per aver permesso alle ragazze di sfilare in costume da bagno. Da allora, la parola d’ordine é una sola: prudenza. Così, quest’anno, i giornalisti marocchini delle testate più “liberali” si sono visti recapitare un invito per l’inaugurazione del primo Bingo in Marocco e hanno scoperto la vera natura dell’evento solo a sipario alzato. E non mancano i paradossi: al di fuori di Agadir il concorso é passato sotto silenzio, ma il videoclip di cinque minuti registrato sulle passerelle sarà trasmesso sedici volte al giorno per tre mesi e raggiungerà milioni di telespettatori in Marocco e all’estero. Con buona pace dei conservatori e per la gioia delle sei miss marocchine selezionate, che se ne andranno a Rodi per partecipare alla prossima data della manifestazione.
Rolling Stones a Jajouka
Camicie a quadri, pantaloni anni Ottanta, vestiti arabi tradizionali, baffi alla Saddam Hussein e un po’ di pancetta. A guardarli non si direbbe proprio che Master Musicians of Jajouka sono rockstar di livello internazionale, eppure perfino i front men dei Rolling Stones, Sonic Youth, Aerosmith, Sex Pistols e The Clash sono andati a stanarli tra le montagne marocchine per suonarci insieme. A dire il vero i sobbalzi della sterrata se li é sorbiti nel 1968 solo il giovane Stone, Brian Jones, che, finito nel minuscolo villaggio di Jajouka, ha preso in mano la chitarra e ha inciso seduta stante il disco Brian Jones Presents: The Pipes of Pan at Jajouka, una delle pietre miliari di quella che anni dopo sarebbe diventata la World Music. Una seconda collaborazione tra i Jajouka e le Pietre Rotolanti ha portato Mick Jagger e soci a Tangeri nel 1989 per registrare Continental Drift, uno dei pezzi forti dell’album Steel Wheels e ha aperto le porte del jet set musicale internazionale ai marocchini. Anche John Lennon, Lee Ranaldo, Steve Tyler, Sid Vicious e Joe Struman, infatti, li hanno incontrati per trarre ispirazione dalle loro melodie o per tirare l’alba chiacchierando e bevendo birra. Parola di Bashir Attar, leader dei Jajouka.
Di Alessio Antonini e Chiara Giovetti – www.afriscope.it
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