What the Word “AMERICA” means to me…
Scritto da Tripluca il 20/09/2007
Ogni giorno lungo il nostro cammino di viaggiatori della routine o del mondo ci capita di incontrare svariate persone, spesso anime diverse con modi di fare e culture lontani anni luce tra di loro..
Anche a me capita spesso ed e’ a tutte queste persone che ogni giorno dedico il mio primo pensiero, pensando appunto alla moltitudine di culture diverse e peculiari che ho incontrato nel corso della mia vita di viaggiatore di tutti i giorni e del mondo: mi vengono in mente i Ragazzacci americani ovvero quelli che possono essere rossi, bianchi, gialli, possono pregare Dio oppure dichiararsi Atei, possono essere volgari o fini, ricchi o poveri,ma si tratta sempre di Americani ovvero occidentali come me; Ho incontrato anche persone non occidentali: Mussulmani, Laici, Miscredenti, Taoisti,Induisti, Ebrei etc etc, tutti alla fine erano sempre poco disposti nel dividersi in un patetico dualismo NOI e LORO.
Basta aprire un qualunque quotidiano,un qualunque libro, una qualsiasi pubblicazione per capire che ad un solo paese si da’ oggi la colpa di quasi tutti i mali del mondo, l’anti americanismo e’ quasi una moda sembra quasi voler dire:” non sei anti americano”¦non puoi stare con noi!” come uno stupido gioco adolescenziale eppure,nel ventunesimo secolo, anche per molti, troppi occidentali l’America e’ considerato un grande nemico e appunto responsabile di tutti i mali del mondo.
L’ipocrisia umana ha volte non ha davvero limiti e spesso per correre dietro alle mode o perche’ semplicemente non si ha voglia di guardare oltre, al di la’ del rimorso e della titubanza; non condanno personalmente nessuna ideologia fino in fondo, ma penso che associare alla parola America ed identificare 250 milioni di persone con il potere economico e politico della nazione sia il frutto piu marcio di ogni ideologia, e’forse un caso che tutte le cose che hanno meno a che fare con l’imperialismo di cui i giornali si riempiono le pagine siano nate da un secolo a questa parte proprio in America?
Allora, cari lettori, voglio dirvi cosa la parola America significa per me che ho sempre considerato e sempre considererò George W. Bush un cretino!
L’America e’ Tim Robins, Philip Caseay, Guerre Stellari e Blade Runner: il mondo del cinema chi di voi non ha mai visto o sentito nominare uno di questi film? Come appassionato e come lavorante del settore non posso riconoscere che il made in America e’ uno dei piu grandi esempi di produzione cinematografica vivente.
L’America sono i fratelli Wright, se oggi qualcuno di noi ha fatto e sta facendo il giro del mondo in 1 anno, e’ anche grazie a loro che nella Carolina del North poco piu di 100 anni fa’ fecero volare il loro flyer dando vita alla creazione del volo a motore, tutte le volte che saliamo su un aereo dobbiamo ricordarci di questo.
L’America e’ toro Seduto,cavallo Pazzo, il moviemento hippies, il popolo di Seattle le battaglie per i diritti cilvili, raziali e religiosi, si perche’ un certo Martin Luther King era fiero di essere americano, era orgolioso della bandiera a stelle e strisce e si e’ battuto fino in fondo riuscendo ad ottenere la parita’ dei diritti
L’America e’ nei libri che leggo, nelle storie che scrivo, nella musica che ascolto, nei racconti di viaggio,
L’America e’ il viaggio, essi perche’ gli Stati Uniti sono un mondo in una nazione, la gloriosa Route 66, il Grand Canyon, la Monument Valley, le decine di parchi nazionali, il fascino di New York City, il caos di Los Angeles, il sole della Florida; difficilmente penso si possa trovare un posto da viaggiare in sella ad una Harley Davidson in lungo e largo.
L’America e’ lo sport che unisce, siete mai stati ad una partita di NFL o NBA o al mitico Superbowl? Sempre un’atmosfera di festa e relax abbinata ad un agonismo che diventa sempre educazione ed un modo per unire i popoli.
L’America e’ la sperimentazione scientifica e tecnologia ed il ruolo prioritario delle Donne, e’ la liberta’ di scelta in un mondo in cui questa viene continuamente negata.
Vorrei invitare ognuno di noi a riflettere, non voglio istigare nessuno a schierarsi da qualche parte, ma i nemici del fanatismo, del terrorismo e dell’integralismo non sono tanto Bush o le multinazionali, ma il sesso, la musica, le donne, la liberta’ di parola ed espressione e questo e’ parte del nostro modo di vivere e non degli americani.
Continua a leggereGrand Canyon: quanta fatica arrivare a Cedar Ridge
Scritto da Tripluca il 12/09/2007
di Luca Ticozzi
Una tranquilla giornata nel Grand Canyon
Il sentiero é ora ricoperto di sottilissima sabbia talmente fine sa sembrare borotalco e così rossa da far impressione. Le ultime centinaia di metri scendono in un sentiero scavato praticamente nella roccia viva ed é proprio il colore di questa che mi regala brividi e stupore, mai visto niente del genere, roccia grigioverde con venature biancastre, sono nel cuore della terra, queste roccie hanno 1,2 miliardi di anni, detto così fa impressione, ma ancora più impressionante é il fatto che io le possa toccare con mano, non esiste una parola per definire l’ emozione che provo in questi momenti.
Eccomi a campeggio di Bright Angel, vi si accede dopo essere transitati per un ponticello sul Fiume Colorado che, visto da vicino é davvero minaccioso e possente. Sono solo, qui di campeggio c’ é solo il nome, c’ é un qualcosa che assomiglia ad un negozio ma decisamente chiuso, l’ unica cosa utile é una fontanella con acqua potabile, per il resto l’ aria é decisamente pesante, umida, ma é normale, in poco meno di tre ore sono sceso di più di 1400 mt, la vegetazione é rigogliosa e non mancano capre di montagna e caprioli (o animali simili) che hanno sostiuito gli innumerevoli scoiattoli incontrati durante la prima ora di discesa. Il tempo a mia disposizione non é molto, é quasi l’ una ed é lecito calcolare due ore di risalita per ogni ora di discesa, la cosa mi preoccupa non poco anche se l’ emozione di trovarmi in un posto talmente unico é certamente più forte, ne approfitto per un autoscatto che certifichi l’ impresa ma ecco che al momento dello scatto un soffio di vento fa scivolare la macchinetta digitale tra le rapide del fiume.
I 5 minuti seguenti sono costellati d’ imprecazioni assolutamente censurabili. L’ unica nota positiva é che pochi istanti prima della maledetta foto in questione ho sostituito la smart card contenente gli scatti fatti durante la discesa. Ok, the time is over, in ritardo e decisamente adirato comincio la risalita dello stesso sentiero percorso fin qui per scoprire molto presto che nella vita ci sono cose ben peggiori di perdere una macchina fotografica. Il sentiero é tanto bello quanto ripido e la “benzina” nel mio serbatoio non é più moltissima, per usare un eufemismo. Il mio litro e mezzo d’ acqua si consuma con una certa velocità ma quello che ci vorrebbe in questo momento é qualcosa di solido, qualcosa di serio.
Dopo un ora e mezza incontro un Ranger, mi fa qualche domanda, sono solo? Ce la faccio? Serve acqua? Si, si, decisamente si! Mi fa il pieno da una borraccia portatile che ha nello zaino e si congeda, sono in riserva quanto a energie ma il pieno d’ acqua, penso, mi farà uscire da questo guaio in cui mi sono andato a cacciare. 3 ore, sono 3 ore che cammino, mi rimane poco più di mezzo litro d’ acqua ma la cosa che più mi preoccupa é che ho appena fatto pipì, no, purtroppo non é uno scherzo, il nostro fisico ha un determinato livello di sodio, se si perdono sali minerali, cioé sodio, come nel mio caso il corpo aumenta la diuresi innescando una spirale assai pericolosa, fermarsi ad orinare mentre si corre una maratona non é assolutamente una cosa positiva tanto per capirci, figuriamoci per me che non sono ancora a metà strada, una mezz’ ora più tardi comincia a piovere, una pioggerellina leggera che serve solo ad aumentare l’ afa che mi circonda, sono però costretto a coprirmi con la cerata, appena spiovuto ecco materializzarsi le mie paure, sono sudato fradicio e soffia una brezza che pare una sciabolata per i miei muscoli e il mio ventre, ho con me tre magliette omai zuppe ed inutilizzabili, davanti a mé una sola possibilità , continuare a camminare nonostante la fatica, fermarsi sarebbe deleterio, i muscoli si raffredderebbero e col vento freddo rischierei una sincope o un collasso.
Devo continuare, piano piano, magari coprendomi la pancia ma continuare, comprando un po’ di energie al mercato immaginario della forza di volontà ma continuare, ponendo un piede avanti all’ altro, senza guardare in alto, senza pensare a quanto manca, liberando la mente. Sono quasi 5 ore che cammino e la possibilità di non farcela si fanno più reali, é da qualche minuto che sono seduto, semisdraiato sul sentiero, sfinito, ora il guaio in cui sono andato a ficcarmi mi pare decisamente con poche, ma semplici soluzioni, o ce la faccio e avrò qualcosa da raccontare ai nipoti o non avrò mai dei nipoti per il semplice motivo che oggi ci lascio le penne, non voglio farla tragica ma credo sia arrivato anche il momento di mettere in conto il peggio, senza farsi prendere dal panico, sarebbe davvero l’ anticamera della fine, ma prendere lucidamente atto che stavolta potrebbe finire in maniera non simpatica, per la mia famiglia, per gli amici ma soprattutto per me, va detto che ogni anno si registrano decine d’ incidenti mortali all’ interno del Parco, una distrazione, un incidente, una svista o magari semplice sfortuna ed ecco che si muore.
Ecco, l’ ho detto! Ebbene si, oggi rischio di morire, tutto sommato”¦ non é un brutto posto dove morire, forse la maniera sarà un tantino stupida ma il posto é davvero bello, intorno a me un silenzio spettrale, le rocce rossastre sembrano a portata di mano, imponenti, affascinanti, il paesaggio é davvero unico, no, non posso morire, non posso e non voglio rinunciare al gusto di poter ricordare questa meraviglia, devo farcela!
Sono a Cedar Ridge, con uno sforzo mentale pazzesco (il fisico mi ha mollato già da un po’) sono giunto allo spiazzo poco sotto Yaki Point, vedo dove devo arrivare, magra ma importante consolazione, l’ ultima ora l’ ho passata con la visiera del cappello abbassata per non guardare in alto, quando ogni sguardo verso l’ orizzonte é uno sguardo verso l’ alto tanto meglio non alzare lo sguardo, il cervello, il solo che mi può aiutare, non deve sapere, il suo unico pensiero dev’ essere posare un piede davanti all’ altro e poi ripetere l’ operazione un’altra volta e un’altra volta ancora e ancora e ancora e ancora”¦
Sono a Cedar Ridge quindi, ok, credo sia lecito essere ottimisti, credo non sia oggi il mio giorno, sono troppo vicino alla meta, potrei svenire ma c’ é pur sempre una persona che mi aspetta, se non mi vede tornare chiamerà i soccorsi e qui dove sono ora, sdraiato appoggiato ad una roccia mi troverebbero con una certa facilità . Faccio questi pensieri per il semplice motivo che non ho più un briciolo di forza, devo riposare, devo chiamare a raccolta tutte le riserve delle riserve delle energie dai loro più reconditi nascondigli, ma per farlo ho bisogno di riposare, é da mezz’ ora che sono sdraiato, immobile, di tanto in tanto apro un occhio per vigilare sui condor che da un po’ volteggiano preoccupantemente sopra di me (si, proprio come nei cartoni animati”¦).
Il tramonto é ormai prossimo, ancora qualche minuto, ancora qualche minuto e poi si riparte, soloqualche altro minuto, un amico m
aratoneta una volta mi ha parlato di un’ usanza, un trucco da utilizzare durante gli allenamenti, i muscoli vanno sotto stress, la mente di conseguenza non fa altro che pensare a come sopportare la fatica stressandosi a propria volta, a questo punto occorre distrarre la mente e quando si é soli col proprio sforzo una soluzione é contare, concentrarsi sui numeri, contare fino a cento e poi a ritroso fino a zero, mi mancano 400 mt più o meno, questo significa che se conto 2 volte fino a cento e poi 2 volte fino a zero il gioco é fatto, adesso devo solo riuscire ad alzarmi.
Uno, due, tre”¦ devo farcela, settantasette, settantotto”¦ non ce la faccio, devo sedermi. Trentaquatto, trentatre”¦ il sole sta tramontando, venticinque, ventisei, lo spettacolo é clamoroso, sessanta, sessantuno, le rocce sembrano incendiarsi, tre, due, uno”¦ eccomi, un ultimo sguardo, un ultima cartolina prima che il buio cali su questa meraviglia e prima di riporre nella mia memoria questa bellissima, sciocca, incredibile e fortunata giornata. Addio Grand Canyon, a questo punto devo solo darmi da fare per i nipotini.
Riesco anche a prendere l’ ultima navetta e a giungere al Bright Angel Lodge per le 9 di sera, il mio amico Franco é al telefono con un ranger, stanno definendo i dettagli su come cercarmi, elicotteri, cani”¦ siamo proprio negli U.s.A.
Grand Canyon: il Bright Angel Trail
Scritto da Tripluca il 12/09/2007
di Luca Ticozzi
Una tranquilla giornata nel Grand Canyon
Quanta fatica arrivare a Cedar Ridge
Partendo dal South rim esistono 2 sentieri per raggiungere il Fiume, il Bright Anget Trail, che parte dal Bright Angel Lodge, nei pressi del Grand Canyon Village a 2070 mt e che porta, al termine di una discesa di poco più di 15 Km, al campeggio di Bright Angel, posto sulla sponda Nord del fiume Colorado, ad un altitudine di 735 mt. Il secondo sentiero, il South Kaibab Trail parte da Yaki Point, 7 Km a est del Village e da quota 2178 mt scende al Bright Angel in poco più di 10,5 Km, facile intuire che il secondo sia molto più ripido oltre che più veloce, le mie informazioni mi spingono tuttavia a optare per quest’ ultimo, dovrebbe essere meno affollato e regalare scenari unici.
La giornata non inizia nel migliore dei modi, la sveglia ha fatto i capricci, la logica conseguenza é stata una colazione veloce e frugale, 2 errori che pagherò durante la giornata, per certe escursioni occorre essere in marcia all’ alba e ben rifocillati, sono le 9 del mattino, il sole é già alto e la coda per entrare al parco mi fa accumulare altro ritardo, il mio compagno mi lascia a Yaki Point verso le 9:45, un orario molto stupido, sono in ritardo di almeno 2 ore abbondanti rispetto alla tabella di marcia, ma quando mi ricapita un occasione del genere? Con me ho una borraccia da 1,5 L d’ acqua, spero di recuperarne altra strada facendo e una guida abbastanza approssimativa del sentiero che m’ aspetta (altri imperdonabili errori, partire con più informazioni possibili e con parecchia acqua e razioni energetiche).
Nella prima mezz’ ora si scende di 400 mt fino ad arrivare a Cedar Ridge, una bella passeggiata, ideale per una gita di mezza giornata, un breve assaggio di quello che mi aspetta. Fin qui la gente non é mancata, non su può certo parlare di folla ma neanche di solitudine, nei pressi di Cedar Ridge si trova anche un bagno pubblico, con mia grande sorpresa munito di solventi chimici, che, se non danneggiano comunque la natura circostante mi fanno altresì capire che di acqua non c’ é neanche l’ ombra.
Dopo un breve tratto pianeggiante il sentiero, per altro largo e ben tenuto, ridiscende ripido e deciso, i turisti si fanno meno numerosi, in compenso incontro la prima carovana di muli, mi faccio da parte e li lascio passare in una colonna molle e pacata, intorno a me il paesaggio comincia a trasformarsi, il colore che predomina é il rosso, é il ferro che ossidandosi colora il calcare altrimenti grigio, un processo che dura milioni di anni.
La discesa si fa sempre più ripida, fortunatamente il sentiero é davvero perfetto, largo quel tanto che basta e alla portata dell’ escursionista meno esperto. Poco prima di giungere a metà strada un incontro spettacolare, un condor, fermo sul ciglio del sentiero a pochi metri da me, é incredibile, fa davvero impressione, sarà alto quasi un metro, avanzo piano piano cercando di fare meno rumore possibile ma arrivato a pochi passi compie un salto, poche battute d’ ali e lo vedo liberarsi nel vuoto con un apertura alare tanto fiera quanto impressionante, saranno almeno 3 metri, dopo pochi secondi lo vedo guadagnare quota, così, senza un battito d’ ali, semplicemente sfruttando le correnti ascensionali e in questo silenzio che mi circonda l’ unico rumore che percepisco é un flebile ma deciso sssshhhh che mi fa accapponare la pelle dall’ emozione. I condor sono protetti all’ interno del parco ed essendo una specie in pericolo d’ estinzione sono muniti di numero d’ identificazione così da poter essere censiti e controllati in qualsiasi momento.
La metà del sentiero é già alle mie spalle, ho incontrato un altro bagno pubblico, sempre assolutamente privo d’ acqua, il che non mi rende certo felice, in compenso la temperatura si é decisamente alzata e anche la vegetazione ne risente, le conifere hanno lasciato spazio ad arbusti, più radi vista la conformazione prettamente rocciosa del paesaggio. Ancora qualche centinaio di metri e il mio udito é scosso da un rumore che non lascia dubbi, il fiume é vicino, molto vicino, posso udirne in lontananza il ruggito, l’ adrenalina mi scorre nelle vene, non sto più nella pelle dall’ emozione, non mi resta che percorrere l’ ultima parte della discesa, si tratta in pratica di un Canyon dentro un altro Canyon, lo faccio praticamente correndo.
Una tranquilla giornata nel Grand Kanyon
Scritto da Tripluca il 12/09/2007
di Luca Ticozzi
Grand Canyon: il Bright Angel Trail
Grand Canyon: quanta fatica arrivare a Cedar Ridge
Nel 1869 il veterano della guerra di secessione John Wesly Powell fu il primo ad esplorare per intero il fiume Colorado, con i suoi uomini discese audacemente le rapide senza conoscere minimamente il suo percorso.
L’ avventura di Powell lungo il Colorado fu come un viaggio indietro nel tempo ed essendo anche professore di geologia tornò da quest’ esplorazione con una massima: “Seguite il fiume”, é laggiù che bisogna indagare.
Powell riteneva non a torto, che il Grand Canyon si fosse formato per l’ erosione del vento e dell’ acqua. Oggi noi sappiamo come sono andate effettivamente le cose, ma quasi un secolo e mezzo fa non doveva essere affatto semplice formulare teorie.
Il Colorado é un fiume lungo più di 2200 Km che nasce nell’omonimo stato e dalle montagne rocciose scende fino a sfociare nel mare di Cortez in territorio Mexicano, il tratto più affascinante é senza dubbio quello del Grand Canyon, un sito che deve la propria origine al fiume stesso che ha scavato nel tempo gli strati più teneri di calcare e argilla che un tempo costituiva il fondo di un oceano poco profondo fino a riportare alla luce rocce vecchie fino a 1,2 miliardi di anni, quasi un terzo dell’ età della terra. Lo spettacolo che ci si trova di fronte é unico, in pochi altri posti al mondo é possibile studiare i segreti della natura come nel Grand Canyon, qui il laboratorio della terra svela i propri segreti ed é impossibile non rimanerne affascinati fin dal primo istante.
Il parco nazionale del Grand Canyon (parco nazionale dal 1919) ospita milioni di visitatori ogni anno ma per quanto possano apparire enormi queste cifre va detto che il sito ha dimensioni davvero eccezionali, l’ intero parco occupa circa 5000 Kmq per una lunghezza di 446 Km ed una larghezza di 16 Km, tale é infatti la distanza media da un rim (bordo) all’ altro, la profondità del Canyon é invece di un miglio, questo significa che se l’ entrata ed i punti di osservazione del Parco sono ad un altitudine di 2200 Mt, il fiume colorado scorre a non più di 700 Mt, creando un dislivello di 1,5 Km. Da notare inoltre che il 90% dei visitatori si reca al versante Sud, molto più comodo da raggiungere, per raggiungere il versante Nord occorre invece sciropparsi 346 Km di strade scomode e disagiate con l’ unico risultato di poter ammirare lo stesso identico spettacolo ammirato da Sud.
Il visitor center principale é il Grand Canyon Villane, situato sul bordo del canyon a 10 Km dall’ entrata nel parco (South entrance Station), é possibile trovare alloggi (prenotare con largo anticipo nei mesi estivi), cartine gratuite e informazioni di vario genere riguardo il parco e le varie escursioni. Nel caso non bastassero le informazioni é possibile rivolgersi ai ranger, molto disponibili ed in servizio dalle 8 alle 17 (anche oltre da aprile a novembre). Il prezzo per l’ entrata al parco é di 10$ per persona e 20$ per le automobili, il biglietto é valido per una settimana.
Una volta lasciata l’ auto ci si può dedicare alla visita di questa meraviglia naturale, il sentiero più famoso e anche più battuto é il Rim Trail, una passeggiata ad uso esclusivo di pedoni e carrozzine per disabili, percorribile dai visitatori fino a che ne hanno voglia. Le prime sensazioni non possono che essere stupore ed incredulità , citando le parole del mio compagno di viaggio: “Sembra finto!” Ed in effetti ciò a cui ci si trova davanti é uno spettacolo di tale bellezza e maestosità da far credere che sia stato apposto una sorta di poster sullo sfondo, sui vocabolari, alla parola mozzafiato dovrebbe essere associata una foto panoramica del Grand Canyon. Ripresisi dallo shok é possibile visitare altri punti panoramici, una navetta (gratuita) compie un giro circolare di 11 Km ed effettua fermate nei vari punti panoramici, si scende dove si vuole, ci si ferma il tempo che serve e si aspetta la navetta seguente per proseguire, la frequenza del bus é di circa 15/20 min.
Il Canyon é visitabile anche in maniere assai originali, siamo pur sempre negli Stati Uniti d’ America, patria dei migliori film d’ azioni che ogni adolescente ricordi, ecco allora la possibilità di farsi un volo in elicottero o a bordo di piccoli aerei per ammirare dall’ alto uno spettacolo di rara bellezza, personalmente sono rimasto molto colpito dalla pubblicità di un aereo munito di fondo in plexiglass, quindi trasparente, da notare che tali escursioni sono tanto particolari quanto costose. Per tasche meno abbienti sono possibili trekking in compagnia dei ranger che vanno da un ora a mezza giornata, i più pigri e i meno preparati fisicamente saranno felici di sapere che é possibile anche percorrere i sentieri a dorso di mulo, da tenere a mente che in caso di incrocio coi muli sui sentieri la precedenza spetta ai quadrupedi.

Chi vi scrive é un gradino sotto i meno abbienti e un metro oltre la curiosità , ma essendo rimasto affascinato dalle parole di John Wesly Powell (“seguite il fiume”) ho deciso di seguire l’ istinto e tentare l’ impresa di scendere nelle viscere della terra fino a toccare con mano il fiume Colorado, qui di seguito troverete il resoconto di una giornata particolare che per puro caso non si é trasformata in tragedia, nonchè alcuni consigli riguardo cose da fare e soprattutto cose da NON fare quando si ha a che fare con la montagna e la natura in generale.
Quale 11 settembre?
Scritto da Tripluca il 11/09/2007
Questo numero del Tripmagazine dedicato agli Usa esce l’11 settembre. Una data fondamentale, probabilmente la più importante del decennio, non solo negli Usa, ma nel mondo intero.
Non tutti forse sanno che ci sono stati in questo secolo altri 11 settembre che hanno avuto altrettanta, se non maggiore, importanza storica.
C’é stato il tragico colpo di stato dell’11 settembre del 1973 in Cile, a cui il regista Ken Loach ha dedicato questo cortometraggio.
E soprattutto c’é stato l’11 settembre del 1906 a Johannesburg in Sudafrica, quello che vide la nascita della Satyagraha, il movimento non violento di Gandhi. Ancora oggi la più grande e potente delle rivoluzioni.
Due lezioni che evidentemente sono state ignorate se abbiamo avuto l’11 settembre 2001 a New York. E soprattutto quel che ne é conseguito.
Continua a leggere
Trip-Editoriale Numero 7 – Stati Uniti
Scritto da Tripluca il 11/09/2007
Rieccoci puntuali, anzi con un giorno di ritardo, per uscire l’11 Settembre invece del 10.
Sei anni fa quegli aerei…e’ cambiata l’America da quel giorno? E se si come?
Interrogativi ai quali puo’ rispondere solo Monkey, che ha scritto quasi tutti gli articoli di questo numero.
Io non sono mai stato particolarmente attirato da un paese troppo perfetto e troppo poco esotico.
Ci sono stato una sola volta nel 1998, Chicago e New York, e mi e’ bastato.
Pero’ ora ci tornerei.
E’ un paese ferito senza saperlo, odiato senza saperlo e probabilmente in declino senza saperlo. Sicuramente, quindi, molto interessante.
Se state per affrontare un viaggio da quelle parti, ci siete stati, o sognerete di farlo tutta la vita e non ci andrete mai, qui potete leggere delle belle cose.
E a dimostrazione che il TM e’ in continua evoluzione abbiamo una novita’: I sondaggi
Il prossimo numero inoltre lo dedichiamo ai viaggi che avete fatto quest’estate!
Quindi ovunque e chiunque! Partecipate quindi al T-Day, il TripMagazine Day (scherzo…).
Per iniziare cliccate qui!
Buona lettura!
Continua a leggere
