Umanitario, ancora sangue; perchè?

La notizia é ormai datata 31 dicembre ma solo oggi, passato il brutto impatto riesco a rifletterci e a realizzare lucidamente.
La sera di lunedì 31 a Ruyigi, all’est del Burundi, una vettura di una ONG francese, Action Contre la Faim, é rimasta vittima di un attacco con armi da fuoco. Nella rapida sparatoria due delle persone a bordo sono rimaste gravemente ferite; una di queste a causa delle ferite gravi é morta dopo due ore.
La notizia ci é arrivata martedì nel tardo pomeriggio, come una terribile sorpresa, lasciandoci increduli e sconcertati. Si trattava di una collega anche se di un’altra ONG ma che apparteneva al mondo umanitario e che ancora apparentemente senza motivo lasciava un magnifico impegno per passare all’altro mondo.
Parlando coi suoi colleghi qui in Congo ancora non riuscivamo a trovare una spiegazione al fatto: una raffica di mitra fatta partire da un uomo solo ad un metro circa dalla vettura. Una zona considerate una delle più tranquille del Burundi, senza ribelli o altri segni particolari. Non un tentativo di furto, non un gesto di follia…cosa?
Solo oggi, dopo aver transitato a Bujumbura in Burundi ed aver parlato con dei suoi colleghi diretti, aver visto mimare il fatto, le ferite e la lenta morte di Agnès che ho realizzato qualche cosa; vedendo tensione, incredulità , impotenza nei loro occhi e nelle parole che capisci un pò meglio; vedendo la folla di gente alla sua cerimonia, ONG, agenzie delle UN, istituzioni e parecchia gente comune che realizzi l’importanza del mandato umanitario.

Ne parlo qua perché qualche volta l’umanitario é stato sollevato come modo per vivere viaggiando. Questo é vero ed indubbio ed é stupendo farlo assumendosi un incarico così profondo. Ma spesso viene forse visto con eccessiva leggerezza o superficialità ;
Umanitario non é un passatempo o un modo di vita avventuroso ma un confronto, un impegno, una sfida quotidiana. In primo luogo garantendo il miglior aiuto possibile ai beneficiari e successivamente farlo in condizioni difficili e spesso estremamente instabili e variabili. La sicurezza negli ambienti umanitari é sempre di più un tema “caldo” e mai trattato con attenzione anche in chiave “politica”.
Ed il rischio che ci si assume solamente con la presenza sul terreno é enorme.
E’ bello vivere viaggiando, magari avere anche il wifi in ufficio ma non poter uscire dalla base a piedi? Non poter guidare? Aver un coprifuoco? Non poter muoversi la domenica?
Rivedere ogni giorno le procedure di comunicazione radio e quelle per le situazioni di emergenza?
Essere umanitario é come essere viaggiatore: lo sei al 100% 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, anche quando vai al bar a comprarti l’unica bottiglia di vino che ti é permessa per il mese. Ed in tutto questo devi realizzare il tuo obiettivo primario: aiutare. Non dimenticatelo.

andreailcujo